Posted tagged ‘verdicchio’

Gli Eremi 2009 – La distesa

26/12/2012

La cena della vigilia ha regalato alla tavola questa bottiglia di Corrado Dottori, un Verdicchio Classico Riserva davvero interessante. Le uve provengono da una sola vigna, di circa 30 anni, situata in un territorio di eccezionale vacazione per la coltivazione della vite: una conca naturale lo protegge dai venti più freddi e l’esposizione a mezzogiorno ne alza le temperature diurne. La coltivazione secondo un rigido metodo biologico garantisce la massima espressione del terroir.

gli eremi - la distesa

Il ventaglio di profumi che si presenta al naso è davvero incredibile: camomilla, frutta candita, spezie dolci, albicocche secche, mandorle e nocciole delicate, non tostate. Il tutto avvolto in una chiara brezza minerale. Poi ancora note caramellate, di marzapane, vaniglia (non legnosa). Ad essere blasfemi, da un olfazione (molto) rapida potrebbero sembrare profumi da passito leggero leggero.
Calice avvolgente, pieno, morbido con una ricchezza salina esuberante che lo avrebbe reso buon consorte di quei tagliolini alla panna e salmone che di lì a poco sarebbero giunti in tavola.
La sapidità è la prima ad entrare in gioco, per poi ovattarsi in più levigate morbidezze che arrotondano questo sorso di grande profondità, facendolo terminare con un ricordo ammandorlato.
Da assaporare e gustare con calma.

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Verdicchio “Il Coroncino” 2009 – Fattoria Coroncino

03/06/2012

La Fattoria Coroncino, in quel di Staffolo produce diversi tipi di Verdicchio (molti dei quali premiati 5 grappoli AIS) e un rosso IGT.

Ho acquistato tempo fa questa bottiglia senza averne mai neanche sentito, e ieri sera complice una spaghettata con un improvvisato sugo di sarde, mi è sembrato il momento giusto per stapparla, mosso prevalentemente dalla curiosità di provare questo prodotto “misterioso”.

Il verdicchio 2009 si presenta limpido con un buon ventaglio odoroso: sono lieviti di pane, fieno e fiori di campo che portano al naso profumi delicati ma piacevoli.
Vino semplice dove la ricchezza minerale non sopperisce appieno ad una carenza di vivacità. La freschezza mancante lo rende lento e un pò svogliato, con poca sostanza e verve, facendogli cedere così, nel finale, il passo all’alto grado alcolico (14°), che diffonde nel palato un seppur minimo pizzicore anestetizzante.
Finale ammandorlato.

L’intensità gustativa del piatto purtroppo lo mette facilmente ko.
Le sensazioni mi fanno presupporre ad una vendemmia forse un pò troppo ritardata, ma siccome una rondine non fa primavera sarà interessante e piacevole provare altre annate ed altri prodotti di questa azienda.

Verdicchio Classico Riserva 2006 – Villa Bucci

23/04/2012

Il libro “Elogio dell’invecchiamento” di Andrea Scanzi mi iniziò alla conoscenza di numerosi e interessanti vignaioli, una tra questi fu Ampelio Bucci.
La bottiglia di Verdicchio aperta l’altra sera proviene direttamente dalla cantina di Ostra Vetere (AN) ed è un acquisto fatto personalmente durante la visita di un paio di anni fa.

Il Verdicchio Riserva 2006 si presenta di un giallo paglierino tenue.
Un pò chiuso all’apertura, emana poi col passare dei minuti profumi molto delicati, caratterizzati da fiori freschi e una fragrante nota iodata.
La partenza è dominata da una grande freschezza che denota un’acidità davvero inviadibile. Aggraziato, fine, accarezza la lingua in modo suadente.
Poi, come fosse nascosta da qualche parte, esce improvvisamente una imperiosa mineralità salina, piacevole, che dapprima cattura il palato e poi lo abbandona rilasciandogli un fin di bocca ammandorlato.
Grande bevibilità: il bicchiere vuoto richiedeva immediatamente una nuova mescita.

La Romagna “soffia” il Verdicchio alle Marche

22/03/2012

Ora il Verdicchio, tipico vitigno autoctono marchigiano, è coltivato anche in Romagna. Questo ha scatenato l’ira dell’Istituto marchigiano di tutela vini.
Il direttore Alberto Mazzoni dice che l’Istituto si attiverà per “…difendere l’immagine del vino italiano più conosciuto e premiato del mondo, e per garantire il reddito degli agricoltori”. Sottolinea poi la differenza tra il Verdicchio romagnolo (che ovviamente non può essere nè DOC nè DOCG, ma solo IGT) e quello marchigiano: “Da noi c’è un disciplinare che obbliga a produrre non più di 14 t/ha, che significa uve ricche di aromi e di grande qualità, mentre in Romagna l’IGT consente di coltivare fino a 29 t/ha prediligendo la quantità”.

Premetto che io sono per i vitigni coltivati nelle zone vocate, ma non per partigianeria integralista, bensì perchè convinto che lì diano i risultati migliori. Però in questo caso credo che la polemica marchigiana non sia totalmente condivisibile.
Puntare sulla qualità, è questo il dogma imprescindibile a cui si deve fare riferimento, sempre. Se produci un vino migliore sarà questo il tuo miglior biglietto da visita che non ti farà temere concorrenze leali o sleali che siano.

Probabilmente il Verdicchio coltivato nella sua terra d’elezione (le Marche appunto) avrà una qualità superiore (ma dipende poi anche da chi lo coltiva e vinifica) rispetto a quello transregionale, e proprio questo vantaggio deve sfruttare  l’IMT, migliorando anche i canali informativi in merito alla distinzione e alle peculiarità del proprio prodotto.

Anche perchè se è vero che il territorio è una variabile fondamentale per il vitigno, sarà la natura a dare il giudizio finale sulla qualità dell’uva, e la natura non sbaglia mai.

Villa Bucci: il Verdicchio dei Castelli di Jesi

05/10/2011

E’ passato poco più di un anno dalla mia visita alla cantina Bucci, in quel di Ostra Vetere nell’anconetano. Ma ancora oggi il ricordo è abbastanza presente.

Era un giorno di tarda primavera, caratterizzato però da pioggia e grandine (chicchi grossi come noci!), quando venni accolto dal signor Gabriele Tanfani (che ringrazio ancora per la sua immensa disponibilità nel dedicarmi qualche ora del suo prezioso e impegnatissimo tempo) in via Cona al civico 30.
Qui il patron Ampelio (dal greco ampélion, piccola vite, significa vignaiuolo. Mai nome fu più azzeccato!), produce, a mio parere uno dei migliori Verdicchio.

Insieme a Gabriele degustammo tutta la “scuderia” Bucci: il Rosso, il Pongelli, il Classico e il Classico Riserva. La sala delle degustazioni era “sorvegliata” da decine di bottiglie di cantine storiche (Chateau Petrus tanto per fare un nome a caso), che le davano un’aurea suggestiva.

Il Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva 2006 (allora ancora solo DOC) è un vino di grande mineralità, morbidezza e corpo. Una bottiglia “colta” direttamente da Villa Bucci giace ancora nella mia cantina, in quanto mi fu consigliato di lasciarla riposare ancora un’anno perchè potesse dare il meglio di sè.
A rigor di logica è quindi giunto il suo momento …. 😉