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Istantanee da Villa Favorita 2013

12/04/2013

Dopo la splendida esperienza dello scorso anno non potevo mancare lo scorso weekend a Villa Favorita, il regno di VinNatur. La location è sempre splendida e con qualche raggio di sole in più si sarebbe potuto godere a pieno del grande prato adiacente.

vinnatur villa favorita

Si parte subito con i vini di Sicilia. Io ho una sorta di predilezione per l’isola, una vacanza di qualche hanno fa mi ha letteralmente stregato. E così anche per i suoi vini, tantissimi assaggi siculi mi sono rimasti nel cuore. La Moresca è uno di questi. I  3 rossi (Frappato, Nero d’Avola+Frappato, NdA+Frappato+Nerello Mascalese) sono giovanissimi, figli dell’ultima vendemmia e prelevati dalla vasca. Schietti e fruttati, per forza ancora un pò angolosi. Il bianco di vermentino (mi ha stupito la scelta di quest’uva alloctona) è già più equilibrato con belle sensazioni minerali. Non deludono. Restando in “zona” si passa poi da Frank Cornelissen. E anche qui le papille fanno la ola. Tutti giovani, tutti campioni da vasca a parte il Magma che è l’annata 2011. Sebbene abbia apprezzato in toto il lavoro del belga, mi soffermo un attimo sull’ultimo. Nerello Mascalese in purezza da vigne site sulle pendici dell’Etna a 900-1000 metri s.l.m. L’opera di diradamento fa si che restino su ogni pianta solo un paio di grappoli consentendo un’alta concentrazione di sostanze all’interno degli acini, per una resa di soli 600/700 hg per ceppo. Le uve vengono poi vendemmiate in ottobre inoltrato. Questo vino viene prodotto solo in annate ottime. Il Magma ’11 è giovane ma già si intuisce un equilibrio armonioso insito. Profondo e succoso, vino in cui mineralità e acidità si fondono perfettamente. Mentre mi allontanavo dal banchetto pensavo già a come potermi impossessare della batteria dei suoi vini. 😉
Molto interessanti anche i vini di De Bartoli (sempre Sicilia ma ci siamo spostati all’estremo ovest) in particolare lo Zibibbo, aromatico, pieno e polposo.
Poi Liguria. Terra spesso troppo poco considerata dal punto di vista enologico qui a VinNatur regala due perle come Stefano Legnani (che da tempo inseguivo), con i suoi vermentino (il Ponte di Toi) e trebbiano (prima annata) minerali e di gran beva, e Selvadolce. Il suo Crescendo (pigato base da vigne giovani) è un po’ esile, ma il Rucantù (pigato) e il vermentino sono grandi esempi di macerazione davvero ben eseguita. Conferma l’ottimo assaggio fatto tempo fa.
Passaggio in Spagna. Andalusia per la precisione. Molti avranno già capito a chi mi sto riferendo: Barranco Oscuro. Assaggi resi ancor più piacevoli dalla compagnia di Riccardo, Luigi Sara e Luigi .  Avevo già provato il suoi vini lo scorso anno sempre qui a Villa Favorita. Impressioni confermate, i rossi hanno un bell’equilibrio e una buona freschezza contraddicendo chi dice che in Spagna si producono solo vini potenti e legnosi. In particolare da riprovare il bianco Método Tradicional Brut Nature da uve Vigiriega (varietà autoctona poco diffusa), acidità tagliente, sferzante, citrina, che ricorda quella di certe Lambic.
Dopo aver provato il base pochi giorni fa sono curioso di collaudare anche l’Etza, Müller-Thurgau di punta di Radoar, e trovo finalmente un Müller che mi affascina, forse perché tra tutti è il “meno Müller” che abbia mai provato. Intenso, rotondo e vibrante, davvero notevole. Godurioso anche il Tai Rosso di Daniele Portinari (thanks to Luigi Fracchia per il consiglio).
Si va poi da Roagna ad assaggiare i suoi grandi nebbioli. Dopo una curiosa vinificazione in bianco (un gioco come lo definisce lui) di non facile approccio ma da riprovare con attenzione, e i suoi Barolo e Barbaresco ancora nella fase della pubertà, Luca tira fuori dal cilindro un Barbaresco ’88. Il palato esulta. Grande profondità e armonia. Chapeau!
Concludo con un doppio Friuli: Terpin e Bressan. Difficilmente si sbaglia con i vini del primo di cui già qualcosa conoscevo (anche se la macerazione sullo Chardonnay in questo caso gli conferisce un gusto nocciolato-tostato-morbido che non abbraccia le mie papille), mentre era la primo volta per me con i vini del secondo. Davvero interessanti l Pignolo e lo Schioppettino, tesi, spigolosi, mai pronti, ma comunque di beva stuzzicante. Due produttori da tenere sempre in cantina.

villa-favorita

Il tempo è ormai scaduto, le papille sono sature e recuperando “le mie signore” (che mi hanno gentilmente accompagnato e anche presto abbandonato privilegiando un gustosissimo panino al crudo e burrata e i primi raggi solari sul prato della Villa) concludo una bellissima giornata.

Piccola considerazione finale: sono stati tanti gli assaggi qui a VinNatur e devo ammettere di non essermi imbattuto in nessun vino difettato o palesemente sgradevole nonostante certe metodologie di vinificazione, si sa, sono più rischiose. Complimenti davvero ai produttori e a chi li ha selezionati!

Villa Favorita 2012: Barranco Oscuro

04/04/2012

Causa probabile tour spagnolo estivo, durante la mia visita a Villa Favorita ho pensato di provare anche i prodotti di questo produttore iberico, che quest’estate finchè si è là non si sa mai…. 😉

Il nome della Cantina è degno di uno dei migliori libri di Stephen King, ma fortunatamente i suoi vini sono ben lontani da orride sembianze….
Davvero gentilissima la signorina oltre il bancone, che si è adoperata non poco, in un mix italo-spagnolo, per spiegarmi accuratamente la storia di ciascuna bottiglia.
Che poi io sia riuscito a capire…bè questo è un altro paio di maniche… 😉

Degustazione molto conformista la mia, puntando solo sui rossi. Non conoscendo bene la Spagna dal punto di vista dei bianchi ho preferito evitare, anche perchè ero quasi “arrivato” e non avendone mai assaggiati non ero nelle migliori condizioni psicofisiche per un incontro ex novo.

BO2: vino da uve tempranillo, morbido e fresco, di buona bevibilità. Rievoca il caldo spagnolo con una nota tannica percepibile ma non particolarmente aggressiva.

Garnata 2009: deriva da 2 ettari di uve Granacha (la Grenache francese), vino ancora un pò duro e scontroso, i tannini sono ancora austeri e un pò  aggressivi.

1368 2004: il nome deriva dall’altitudine a cui sono impiantati i vitigni (e io che sapevo cha oltre i 1200 non cresce un tralcio…), che hanno 25-30 anni. Uvaggio di diverse uve, Garnacha e Syrah in maggioranza poi anche Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Tempranillo.
Prodotto di punta dell’azienda, porta al naso profumi carnosi, di legumi e frutta matura. Morbidezza e calore si amalgamano perfettamente con una grande freschezza donandogli così un’ottimo equilibrio, per un’idea di Spagna vitivinicola diversa, non solo muscoli e alcol.

Villa Favorita 2012: Domaine Labet

03/04/2012

Sono sincero senza il commento di Luigi Fracchia a questo post non avrei provato questi vini. E sarebbe stata una grave perdica, perchè Julien Labet produce vini caratteristici e davvero interessanti.

Domaine Labet è una piccola azienda familiare nello Jura di circa 12 ettari, dove vengono coltivati i vitigni tipici della zona, come il savagnin (quello dei vin jaune e dei vin de paille), chardonnay, pinot nero e troussard.
Assenza completa di fertilizzanti ed insetticidi, vendemmia manuale, fermentazioni ad opera di lieviti indigeni e vinificazione sulle fecce sono alcune delle metodologie di lavoro che caratterizzano questa cantina.
Qui vengono prodotte due tipologie di vino, una riempiendo totalmente le botti per evitare eventuali ossidazioni, mentre l’altra viene fatta lasciando volutamente le botti scolme per favorire lo sviluppo dei lieviti sulla superficie del vino (la cosidetta voile o flor, come avviene anche per lo Sherry e qualche tipologia di Vernaccia di Oristano). Questa voile protegge il vino dall’ossigeno e gli dona aromi caratteristici.

 Anche qui la lingua ha rappresentato una piccolo barriera d’ingresso, ma fortunatamente il linguaggio del vino è universale.
Chardonnay en chalasse 2009: giallo paglierino, discretamente morbido e fresco, polposo con note minerali. Rilascia piacevoli profumi di ginestra e susina gialla.

Fleur de savagnin 2009: netta la nota ossidata in questo vino che fa vinificazione aperta. Piace per la sua freschezza e mineralità, profumi netti e decisi che sotto l’ossidativo ricordano i prati a primavera. In bocca lascia una piacevole salivazione.

Le Paille Perdue 2007 (vin de paille): Julien per questa tipologia usa un uvaggio di Poulsard, Savagnin e Chardonnay. Vino tipico dello Jura, chiamato così perchè i grappoli dopo la raccolta vengono lasciati sui graticci (di paglia[=paille] appunto) ad appassire. Ne nasce così un vino dolce e decisamente complesso, che al naso ricorda le albicocche candite, il miele di castagno, con ai margini odori di legumi. In bocca è armonico, intenso e profondo, con un leggero retrogusto  ammandorlato-amarognolo che ne bilancia la dolcezza.

L’infiltrato

02/04/2012

Questo post nasce da un  pensiero puramente personale (e magari a tratti fazioso) dopo aver letto vari commenti in merito ad uno degli argomenti più trattati (forse IL più trattato) dalla rete in questi giorni di saloni enoici.
Ovviamente il tema è quello dei vini naturali (basta virgolette, basta anteporre cosiddetti, io li chiamo così voi chiamateli come vi pare) e del tormentone ViViT.

Quest’anno come ormai tutti saprete i vinnaturalisti quest’anno si sono fatti in 3. Eh già perchè oltre alle classiche Villa Favorita e Cerea si sono messi in mezzo pure quei furbacchioni del Vinitaly, che hanno pensato bene di cavalcare la moda del momento allestendo un (piccolo) padiglione per ospitare quei produttori che hanno voluto provare a battere più strade.

Sembra che l’avvenimento sia stato un successone, dalle voci lette in rete. Il PalaExpo era un formicaio, una media di visitatori che superava di gran lunga quella di ogni altro padiglione. Immagino quindi che chi abbia fatto questa scelta sia stato ampiamento soddisfatto.
Non tutti però.

Come dice Nicolas Joly (guru francese della viticoltura biodinamica) “Gli spazi sono risicati ed i produttori sono costretti a stare gomito a gomito l’uno con l’altro. Non ci sono i minimi spazi vitali né tantomeno la possibilità di appartarsi con appassionati ed operatori del settore“.
Eh sì caro Nicolas, penso proprio che a Verona abbiano un’idea di vino che non sià proprio simile alla tua, si chiama business.
Infatti devo ammettere che sono rimasto davvero stupito e spaesato dalla sua presenza al salone. Sia chiaro, non voglio entrare nel merito delle scelte (che credo soggettive, accuratamente ponderate e quindi giuste) di chi ha partecipato a Verona, penso solo che il target di visitatori (rispetto alla tipologia di prodotto offerto) sarebbe forse stato più appassionato e partecipe agli altri saloni.

Anche perchè figuriamoci se tutta questa gente che è passata dal PalaExpo non sapeva, negli anni precedenti, che a poca distanze c’erano le altre due manifestazioni dove potevano degustare gli stessi vini (e ancor di più) di quelli assaggiati quest’anno al ViViT.
Quindi perchè tutta questa frenesia, solo quest’anno, per questa tipologia di vini?

Forse perchè il biologico ormai sta facendo la voce grossa e sta diventando un’affare (visto che si sono anche inventati una legge ad hoc per i grandi produttori)? 
Forse perchè ormai i vini naturali sono sulla bocca di tutti, tutti ne parlano e la gente, curiosa, li cerca sempre di più?
Forse c’è qualcosa dietro all’improvviso interesse del Vinitaly per i vini naturali?
Togliamo pure tutti i vari forse…

Mi pare di aver letto una risposta di Nossiter sul blog di Andrea Scanzi, che diceva che non ha importanza perchè questi vini si vendano, l’importante è che si vendano. Ora su questo sono un pò dubbioso, perchè come si sa quando un settore di mercato iniza a fruttare attira la concorrenza, e spesso cercano di entrarci macchiavellicamente tutti, rischiando poi di gettare fango su una tipologia del prodotto (vedi tutte le frodi sul biologico che si sentono).

Come dice Joly “il vino non è un prodotto commerciale, non è qualcosa che si produce solo per fare soldi. Il vino deve suscitare emozioni, è uno strumento per comunicare i colori dell’anima e della vita. Un vino che non è capace di suscitare emozioni è morto, inutile“, ed è un’idea che credo sia il motore della stragrande maggioranza dei viticoltori naturali.

Attenzione allora a non lasciarsi annebbiare la vista da una domanda di mercato che probabilmente non rispecchia questa idea, perchè si rischia di uscire di strada.

P.S. se qualcuno si stesse chiedendo come mai i vignaioli naturali non partecipano a Vinitaly, qui un’interessante risposta di Angiolino Maule.

Villa Favorita 2012: Musto Carmelitano

30/03/2012

Azienda agricola a conduzione familiare, le uve coltivate con metodi biologici sono selezionate a mano, e quelle dei singoli vigneti (Pian del Moro, Serra dei Preti e Vernavà) sono vinificate separatamente .
In cantina si evitano filtrazioni, chiarifiche e qualsiasi intervento di stabilizzazione.

A Villa Favorita io ho provato i rossi da aglianico (so che è solo una mia restrizione mentale, ma i rosati con quel colore tipico da ginger mi incutono sempre un pò di timore. Io li metterei in una bottiglia scura…  😉  ).

       

Maschitano Rosso 2010: fa solo acciaio, si notano residui nel bicchiere (e questo, per me, potrebbe essere nota di merito). Al naso arrivano note fruttate, di prosciutto, speziate. Rivela il tannino tipico del vitigno che ne fa un vino deciso ma accompagnato da una buona freschezza e profondità.


 

Serra del Prete 2009: da vigne di 45 anni. 6 mesi di cemento e poi altrettanti in acciaio danno un vino speziato, caratterizzato in bocca da buone acidità e tannicità.


 

Pian del Moro 2007: deriva da un vigneto piantato 80 anni fa. Invecchia un anno in piccoli tonneaux che gli conferiscono una delicata morbidezza. Rivela frutta matura e spezie dolci al naso, buon corpo ed equilibrio, rilascia in bocca un finale amarognolo.

Villa Favorita 2012: Iuli

29/03/2012

Già mi era capitato di incrociare i vini di Fabrizio Iuli un paio di volte, e a Villa Favorita ho colto l’occasione per incontrarli, facendo un assaggio delle sue Barbere. La Cantina è situata tra le colline del Monferrato, e produce esclusivamente vini rossi.

Al banco d’assaggio ho provato le sue 3 barbere:
Umberta 2010: è quella più giovane e anche quella che più è entrata in sintonia con i miei gusti personali. Profumi balsamici e fruttati, per nulla ostile, grande bevibilità.

Rossore 2009: deriva da vigneti di 30-40 anni, al naso spezie dolci e in bocca colpisce il suo calore, davvero notevole a tratti forse eccessivo, accompagnato comunque da un buon corpo.

Barabba 2007: da vigne ancora più vecchie del precedente, vino equilibrato, con buona morbidezza e corpo, e una tannicità che si fa sentire ma non disturba.

Villa Favorita 2012: Sebastien Riffault

28/03/2012

Questi sono forse i vini che mi hanno impressionato di più. Non perchè gli altri assaggiati fossero meno buoni, ma per l’originalità e il grande carattere.

Sebastien Riffault ha un viso simpatico e bonario, ha solo 31 anni e ha “smantellato” la cantina con il sistema tradizionale di fare vino ereditato dal padre, già avviata e con un sicuro guadagno, per mettersi in gioco e produrre vini naturali. I risultati gli hanno dato pienamente ragione.
Il suolo dei suoi vigneti è arato con il cavallo, in modo da non soffocare il terreno e da non reprimere l’attività microbica che porta vita al terroir. Non utilizza fertilizzanti, né concimi chimici, e nemmeno acaricidi ed insetticidi.
Anche in cantina cerca di vinificare nel modo più naturale possibile,  non utilizzando enzimi nè facendo correzioni di acidità. I vini non sono chiarificati nè filtrati e l’utilizzo dei solfiti è utilizzato in dosi minime e solo per alcune tipologie.

Purtroppo non ho potuto interagire più di tanto, visto che il mio francese (molto) elementare era alquanto arrugginito (eufemismo).
Ho comunque intuito il vitigno (Sauvignon Blanc) e che 3 dei vini provati erano senza solfiti (il primo un pò ne aveva), e mentre mi riempiva il calice mi è sembrato dicesse una parola tipo “calcarèe” (l’assonanza perlomeno era quella, che io ho un pò forzosamente associato a “territorio calcareo”, mah…)  per i primi 3, ma non per l’ultimo.

Ecco la sequenza dei vini assaggiati:
Les Quarterons 2009: l’unico bianco con una lieve aggiunta di solfiti, profumi erbacei, fresco e dinamico con una buona mineralità.

Akméniné 2009: grande naso, profumi molto intensi di ortaggi, note ossidate e terrosi. In bocca è ricco, pieno, profondo e succoso. Niente solforosa aggiunta.

Auksinis 2009: anche questo mi lascia senza fiato all’olfazione, profumi terrosi, netti che penetrano intensi nel naso.Verdure, minerali, grande il bagaglio olfattivo intrinseco. In bocca non tradisce, buon corpo e dinamicità accompagnati da un’ottima mineralità. Pieno e polposo.

Skeveldra 2009: “skelvedra” significa roccia in lituano, nazionalità della moglie di Sebastien. Questo è l’unico dei tre non accompagnato da quel famoso “calcarèe” detti in precedenza. Equilibrato con una discreta morbidezza, accompagnato da profumi fini e puliti.

Villa Favorita 2012: Santa Caterina

27/03/2012

Ho cominciato il mio primo anno a VinNatur con la Liguria, regione sicuramente non tra le più rinomate in ambito vitivinicolo, ma non per questo priva di cantine degne di nota. Una di queste è senz’altro Santa Caterina, sita a Sarzana (dove nel lontano 1981 il grande Faber tenne uno dei suoi più famosi concerti).
La degustazione al banco d’assaggio è stata accompagnata da una lunga e piacevole chiacchierata con Andrea Kihlgren (il proprietario), che mi ha spiegato le sue preferenze per una viticoltura slow, sempre alla ricerca di un vino nel massimo rispetto della natura e dell’uomo. Dice che, al contrario di altri suoi collega, non ha voluto partecipare al Vinitaly (nello spazio ViViT) perchè preferisce parlare di vino anzichè di commercio.
Grande sostenitore della sosta a contatto con le fecce, produce un vermentino senza macerazione e uno con.

In sequenza ho assaggiato:
Bianco 2010: albarola in purezza (quello che usano nell’uvaggio dello Sciacchetrà), colore paglierino tenue quasi bianco, sia in bocca che al naso è molto delicato con una mineralità secca, leggero e di buona beva.

Vermentino 2010: (senza macerazione) vermentino in purezza, si presenta con un colore lievemente più intenso del precedente e con una mineralità che ricorda il mare. Al naso porta sentori citrini e di fiori freschi, di discreto corpo e decisa finezza.

Vermentino 2010: (macerato sulle bucce): questo fa una macerazione di 12 giorni sulle bucce (ma Andrea dice che la vuole ridurre perchè si è accorto che non necessita di così tanto tempo). Colore ancora più evoluto, di un giallo paglierino più intenso. Grandi profumi di erbe aromatiche (origano, basilico), fresco e dinamico, con ricordi agrumati.

Villa Favorita 2012: il prologo

26/03/2012

Arrivo alla buon ora sabato mattina, ovvero intorno alle 10, l’orario di apertura. Saggia decisione visto che il parcheggio inizia già a riempirsi. Ringrazio Dio che non piove visto che i posti auto sono su una pendenza collinare erbosa degna di un Gran Cru.

Essere “mattinieri” ha il vantaggio di trovare campo libero, con i tavoli ancora esenti dagli assedi e con discrete possibilità di poter scegliere volontariamente cosa assaggiare. Ma la pacchia dura poco visto che già nel mezzogiorno il numero di visitatori è ormai cospicuo.

Sono comunque riuscito ad assaggiare tutto l’assaggiabile (per me), anche se per provetti degustatori aficionados di questi saloni potrei essere poco più che una barzelletta. Eh già, perchè dopo qualche assaggio inizio a far fatica a distinguere bene le sensazioni, quello che al primo bicchiere pareva così nitido ora non lo è più, e il confine tra i diversi sapori diventa sempre più labile e meno evidente. Forse perchè non ho ancora imparato a “sputare”. Lo so che è fondamentale (magari anche solo per il fegato), ma proprio non mi riesce di incarnarmi in un lama, anche se solo per poche ore. Ma dovrò imparare visto che poi mi resta il rammarico di tante degustazioni mancate.
E qui a Villa Favorita era difficile travare qualcuno da scartare.

Comunque sia grazie alla cernita preparatoria fatta prima di partire e a qualche prezioso consiglio di Luigi Fracchia con il suo commento a questo post, il tasting panel effettuato mi ha sicuramente soddisfatto. Nei prossimi giorni posterò le varie degustazioni che in realtà sono solamente un incipit delle bottiglie provate, perchè il mio status di recluta non mi permette di carpire esattamente l’anima di un vino (e a maggior ragione una tipologia come quelli naturali) con un minimo assaggio in pochissimi secondi.

Mi ha fatto piacere salutare la signora Donati, mi sono intrattenuto in un interessante discussione con i produttori della cantina ligure Santa Caterina e sono anche riuscito ad assaggiare l’olio di Natalino Del Prete (i suoi vini avevo già avuto la fortuna di assaggiarli al Vinitaly lo scorso anno). Non male, ma io sono ancora stregato dall’incantesimo  di quello di Arianna Occhipinti.
Bè, tirando le somme credo che proprio che l’anno prossimo mi farò rivedere da quelle parti  😉 .

Salone del vino 2012

10/02/2012

Ancora poco più di un mese e ci siamo, iniziano i tanto attesi saloni dei vini.

Si comincia in concomitanza (pensa te!) con VinNatur e VinoVinoVino, il 24-25-26 Febbraio, il primo a Villa Favorita nel vicentino, il secondo a Cerea, nel veronese. A ruota poi il classico Vinitaly previsto nei giorni 25-26-27-28 marzo, guarda caso questi hanno pensato bene di non fare coincidere esattamente le giornate…

Quest’anno proprio la grande fiera veronese, cavalcando probabilmente l’onda del momento, ha dedicato un’area ai viticoltori biologici/biodinamici, chiamata Vivit (Vigne Vignaioli Terroir). La lista dei partecipanti è sicuramente interessante, a partire da Nicolas Joly passando per Emidio Pepe fino a Elisabetta Foradori (solo per citarne alcuni). Ricordo però che si tratta di vini biologici/biodinamici, non per forza naturali.

Ieri scorrendo tutti questi nomi mi era quasi venuta voglia di farci un salto (quest’anno avevo deciso di impegnare il mio tempo tra gli altri 2 saloni), senonchè, dopo un rapido confronto, ho notato subito che le cantine principali (forse i veri vinonaturalisti, perchè ricordo che il solone al Vinitaly ospita  viticoltori biologici/biodinamici, che non producono per forza tutti vini naturali ) sono anche inseriti negli altri 2 saloni (chi in uno chi nell’altro, e chi in entrambi).

Ora sulla scelta di questi produttori di partecipare o no al Vinitaly non mi voglio soffermare perchè se ne è già discusso tanto in rete e penso che ognuno sia libero di decidere come meglio crede per sè e per la sua azienda. Certo apprezzo chi mantiene una determinata coerenza delle proprie azioni e parole, ma capisco che alla fine devi portare a casa il pane. Vero è che il Vinitaly meno si presta ad un approccio con i cosidetti “vini naturali”, perchè questi ancor più di altri vini non sono da toccata e fuga. Bisogna andargli incontro, capire il lavoro che c’è dietro, sapere cosa stai bevendo (chi non li ha mai provati non incontrerà il solito gusto standard-convenzionale, ma rimarrà stupito e forse un pò spiazzato), insomma necessitano di un approccio più slow e approfondito (che a mio parere risulta anche più piacevole).

Una cosa che mi piacerebbe modificare però sono le date. Posso capire che, in base ad ideologie diverse sul fare vino, le associazioni abbiano deciso di fare 2 saloni a parte, ma perchè proprio gli stessi identici giorni??
Scalate di un paio di giorni (e qui si vede la vera anima commerciale del Vinitaly), o il weekend successivo, per dare modo agli interessati a questa tipologia di prodotto di conoscere tutte le realtà, anche perchè vista la quantità di partecipanti (in particolar modo a Cerea), difficilmente si riesce a visitare in un giorno solo.

Ad oggi io sono ancora indeciso quale visitare, certo mi piacerebbe andare ad entrambi, perchè entrambe le liste dei partecipanti sono davvero appetibili, ma il tempo ed il lavoro potrebbero non permettermelo, per questo magari in 2 week differenti si riuscirebbero a conciliare le cose.
(Se qualcuno avesse consigli su quale dei due è assolutamente da non perdere, sarebbero molto ben accetti..  😉   )

In merito ai saloni dei vini aggiungo una piccola postilla a favore di Gusto Nudo, fiera dei vignaioli eretici che si terrà a Bologna il 19-20 febbraio. Le aziende presenti non sono tante, ma davvero interessanti.
Come si dice: pochi ma buoni  😉