Posted tagged ‘vini campania’

Campania Rosso 2011 – Ciro Picariello

11/02/2014

campania rosso picariello

Cena in territorio reggiano.
E’ bastata una rapida scorsa alla carta dei vini per capire che erano 3 le bottiglie su cui orientare la mia scelta: Dolcetto di San Fereolo, Campania Rosso di Picariello e Nero d’Avola di Marabino.
Il Dolcetto di Nicoletta Bocca mi è ben noto, la sua esclusione è dovuta unicamente al fatto che la mia cantina ne è ben fornita e preferisco sempre orientarmi verso terreni ancora sconosciuti.
Per questo la scelta di Picariello (che batte Marabino solo perché gli autoctoni campani mi stuzzicavano più del nero d’avola), memore anche degli ottimi incontri precedenti con il suo fiano.

But the curiosity kill the cat (cit.).
Impatto timido, anche al naso è poco intenso con profumi fruttati indistinti.
L’ingresso in bocca è soft, si coglie una leggera tannicità ma il liquido è un po’ indolente. Il gusto pare omologato, con una personalità non ben definita.
Pian piano col passare dei minuti si apre un po’ ma senza elevazioni verticali tali da invogliare il palato.
Stavolta il potenziale di questi vitigni autoctoni campani (aglianico, sciascinoso, piedirosso) non è stato totalmente espresso.

Fiano di Avellino 2008 – Ciro Picariello

04/02/2013

Scoperti qualche anno fa al Vinitaly i vini di Ciro Picariello.
E furono una bella scoperta.

fiano picariello

Questo Fiano 2008 è un vino non filtrato, anche se non si direbbe vista la netta limpidezza paglierina.
Esprime un naso delicato di camomilla, tarassaco, miele d’acacia e note citrine, il tutto avvolto in un manto iodato.
Il timbro salino è evidente anche in bocca, ma senza esondazioni per lasciar voce anche ad una acidità vivace.
Diretto, lineare, con gli angoli smussati, col passare dei minuti rivela una succosità fruttosa e rotonda.  
E’ vino pulito e preciso, senza sbavature per una bevuta razionale e vincente: quando l’indecisione della scelta mi frena, con questa bottiglia vado tranquillo, sicuro che strapperà consensi ad ogni commensale.

Le Fole 2009 – Cantina Giardino

09/01/2013

Quando si parla di Cantina Giardino non si può prescindere dal progetto enoculturale di Antonio Di Gruttola.

Cantina Giardino

Questo progetto, come dice lo stesso Antonio, si basa sulla creazione di grandi vini di terroir lavorando in zone vocate e il suo punto fondamentale è la vinificazione di uve prodotte da vigne vecchie dai 40 ai 100 anni (!!). Questo perchè secondo lui solo vigne così sagge possono dare la massima espressione di territorio, visto che piante di queste età riescono ad arrivare con le loro radici fino alla Roccia Madre e la linfa che nutrirà i grappoli deriverà da ogni strato del suolo.
Per anni, lavorando come enologo, ha visto estirpare vigne che si trovavano nel massimo splendore e vigore solo perché le rese non erano soddisfacenti, e ha visto “correggere” in cantina qualsiasi difetto che forse tale non era.
Dopo queste esperienze, assieme ad un gruppo di amici e alla moglie Daniela, ha fondato nel 2003 Cantina Giardino.
Fino al 2009 Cantina Giardino ha utilizzato solo uve acquistate da proprietari di vecchie vigne lavorate tradizionalmente, senza prodotti chimici, pagandole ben più del prezzo di mercato, favorendo così la sopravvivenza di vigneti e vignaioli.
Anche la vinificazione avviene con metodi minimamente invasivi, con la sola aggiunta di solforosa durante l’imbottigliamento (e non sempre in tutti i vini)

Le fole - Cantina Giardino

Questa bottiglia del loro prodotto base l’ho trovata qui nella provincia modenese, dal solito Avion Blu.
Le Fole 2009 è un aglianico rustico e dinamico, color del sangue, intenso e impenetrabile.
Si apre pian piano, silente, liberando profumi pungenti di sottobosco e humus, contornati da sbuffi di ghiaia e da una tipica mineralità iodata, marina. L’evoluzione porta poi ciliegie mature e lievi note di salamoia. Sotto certi aspetti (olfattivi più che altro) mi ha ricordato un pò il Lamie di Guttarolo, anche se meno intenso e complesso, e di approccio più immediato.
In bocca troviamo netta la sapidità correre a braccetto con una bella acidità tesa, a formare quel connubio che regala disinvoltura ad un bicchiere schietto e bucolico dove un tannino sobrio e appena appena polveroso, suffragato da una media alcolicità, asciuga con delicatezza la lingua.
Finale non lunghissimo, preceduto dall’uscita di una sostanza tattile ben percepibile al palato.

Bevuta piacevole.

Fiorduva 2008 – Marisa Cuomo

10/04/2012

Nella scelta per questa bottiglia di Marisa Cuomo ha giocato un ruolo determinante l’uvaggio con cui viene prodotto questo vino.
Fienile, Ginestra e Ripolo sono vitigni autoctoni campani e sconosciuti ai più (tra cui io), che vengono raccolti a leggera sovramaturazione con una resa molto bassa, circa 60 q/ha. Scelta rivedibile, IMHO, quella dell’inoculo di lieviti selezionati.

Vestito giallo paglierino non troppo tenue ma nemmeno eccessivamente carico, una via di mezzo esatta. Il naso avverte immediatamente un profumo di noci, che poi lascia spazio a note di ginestre, agrumi, frutta e ad un sentore salmastro.
In bocca è come un onda, entra piano, in silenzio, morbido e avvolgente, e poi…ecco lo sciabordio, flutti salini intensi e prepotenti che invadono il palato e sommergono le papille. Infine si ritrae nuovamente lasciando un piacevole fin di bocca fruttato e ammandorlato.

Strappa applausi anche tra i palati meno enoici, e la bottiglia si svuota molto in fretta…

Naima 2004 – De Conciliis

11/02/2012

Avevo acquistato questa bottiglia un anno fa, e ieri sera per una cena a base di conchiglioni ripieni al forno, ho ritenuto che fosse giunto il momento di stapparla.
Chiariamoci, non dico che sia l’abbinamento perfetto, ma lo era per me che seguo il principio “abbinare ad ogni piatto il vino che ti pare”  ;).

Il Naima 2004 è un aglianico in purezza, vino dal colore rosso rubino, con un leggero contorno violaceo.
Al naso una nota ferrosa copre inizialmente profumi di prugne cotte, marmellatose. Si aggiungono note di viole, e i sentori terrosi riemergono con ricordi di muschio e humus, accompagnati da note di spezie dolci tra cui spicca la vaniglia.
In bocca rivela un carattere austero e ancora giovanile, poco propenso al compromesso, con una nota tannica prevalente che lo rende allappante e lievemente scontroso. Ad ogni sorso la parte anteriore della lingua si asciuga subito e rimane un pò ruvida, come quando si addenta una pera non molto matura. Buoni l’acidità e la struttura, anche l’alcol si fa sentire ma non è sbilanciato, lascia in bocca un finale amarognolo.

Da attendere ancora un pò per poterlo gustare al meglio delle sue numerose potenzialità.

Azienda Agricola La Pietra di Tommasone – Ischia Biancolella DOC 2010

29/12/2011

Questo vino l’ho acquistato da un’amica (sotto suo consiglio), anche lei sommelier, che ha da poco aperto un’enoteca in quel di Formigine, nella provincia modenese.

Avevo già assaggiato vini campani, ma per lo più fiano e falanghina, il biancolella mi mancava.
Vitigno tipico della provincia campana, l’Isola di Ischia è sostanzialmente la sua zona particolarmente vocata.

Si presenta con un colore giallo paglierino ed al naso mostra subito il suo carattere, con profumi penetranti e piacevolmente pungenti. Spiccano nettamente le note minerale, in un ricordo di brezza marina e profumi iodati, seguite da sentori di fiori di campo, una lievissima nota erbacea, un frutto che sembra mela e una punta di mandorla. Veramente un bel ventaglio.

La grande mineralità si ritrova subito anche in bocca, accompagnata da una delicata morbidezza che accarezza il palato. Vino aggraziato, carezzevole e dotato di grande finezza, notevole è la distanza dalla grassezza che si trova talvolta in alcuni bianchi campani. Un vino sottile, e pulito, completato da un fin di bocca di buona persistenza.

Davvero un ottimo prodotto di una cantina che non conoscevo.