Posted tagged ‘vini emilia romagna’

2014: il vino sommerso

29/01/2014
La Cantina di Sorbara dopo l'alluvione

La Cantina di Sorbara dopo l’alluvione

Alla natura non si comanda. Ma è la complicità umana, arrogante e superficiale, che trasforma un evento naturale in un disastro. E per favore non scarichiamo le colpe sulle nutrie.
E fu così che anche il mondo del vino emiliano, modenese in particolare, conobbe la forza distruttiva dell’acqua.
La produzione di Lambrusco in provincia rischia di essere gravemente compromessa.
Alla storica Cantina Sociale di Sorbara, ad una settimana dall’esondazione del Secchia, un reparto è ancora sott’acqua (compresa una parte delle bottiglie di vino) e i motori di molte apparecchiature sono da buttare.
Non è andata meglio alla Cantina della Volta, in quel di Bomporto, duramente colpita dall’esondazione del Naviglio e alla Soc. Agricola Bellei Aurelio e figli, sempre a Sorbara, i cui stabilimenti sono stati sommersi da quasi 2 metri di acqua.
Si è salvato fortunatamente Alberto Paltrinieri dell’omonima cantina, i cui stabilimenti e vigneti sono solo stati lambiti dalla piena.
Senza tener conto degli immani danni a campi e vigneti.
Chi viene da quelle zone racconta di scenari da battaglie belliche.

Puoi vedere il video QUI

Ortrugo Frizzante 2011 – Gaetano Solenghi

23/10/2013

ortrugo solenghi
Bottiglia acquistata circa un anno fa, durante la visita in cantina.

Mi venne descritto dal produttore stesso come un vino base, semplice, senza note di merito particolari.
A memoria non ricordo di aver mai provato un ortrugo fino ad ora e non ho quindi basi di esperienza per poter descrivere tale uvaggio.

Così memore della parole di Solenghi ho lasciato un po’ nel dimenticatoio questa bottiglia, non smosso da curiosità di assaggio.
Ma l’apertura ha confutato con decisione le mie aspettative.
L’ortrugo 2011 non è certamente un vino dotato di enorme finezza e forse la bollicina ha dato l’idea di essere un po’ grossolana (in verità potevo servirlo ad una temperatura appena inferiore), ma ha personalità da vendere!
Lievi profumi agrumati accompagnati da note di miele d’acacia e camomilla, e poi frutta secca.
Corpo e tono alcolico sono perfettamente uniti conferendo sostanza, l’acidità, seppur non troppo pungente, si fa sentire e ne sostiene la bevuta. Scorrevole con retrogusto leggermente amarognolo, si versa e riversa che è un piacere.
L’assenza di filtrazione gli dà una marcia in più  (lo so, ho una predilezione per la tipologia) e lo rende più gustoso, succoso e avvolgente al palato.
Peccato averne avuto solo una!

La Trilogia dei Bioviticultori: appuntamento da non perdere!

06/06/2013

Perché l’unione fa la forza e la condivisione permette di crescere. Frasi banali ma per nulla scontate.
Questo sembra essere il leitmotiv dell’associazione “Bioviticultori”, un gruppo di 6 vignaioli della Romagna (Paolo Babini di Vigne dei Boschi, Stefano Bariani di Fondo san Giuseppe, Filippo Manetti di Vigne di San Lorenzo, Emilio Placci di Il Pratello, Andrea Bragagni, e Paolo Francesconi, proprietari delle omonime cantine) uniti per far conoscere il loro territorio e i loro vini.
Il mio approccio con loro fu quasi casuale qualche anno fa, ma fu un’esperienza illuminante in cui scoprii vini che mi rimasero nel cuore. Per questo quando Riccardo mi comunicò che assieme ad Eugenio e ai vignaioli stessi stava organizzando questo evento ho subito pensato che non potevo assolutamente perdermelo.
#Vinidaterre è l’hashtag di una trilogia cominciata lo scorso 1 giugno con una serata dedicata a blogger e giornalisti, che proseguirà domenica 16 giugno per accogliere chiunque voglia partecipare nello splendido scenario dell’agriturismo Campiume, e si concluderà lunedì 17 con un evento dedicato a ristoratori ed enotecari.
#Vinidaterre perché l’idea di questi vignaioli è che si debba partire dalla terra, da un nuovo modo di vivere il rapporto con la natura e l’ambiente, rispettandoli per capirne tempi e bisogni.

bioviticultori

Sabato scorso è stata davvero una grande giornata, e ci sono alcune cose che dovete sapere:
– la grande verticale di Riesling di Vigne dei Boschi è stato un inizio scoppiettante! Si è partiti dalla 2004 (che veniva imbottigliata solo in magnum) con quell’evidente residuo zuccherino che gli da un’impronta alsaziana per arrivare alla giovane 2011, sapida e tagliente. Inoltre i rossi potenti e longevi di Paolo Babini sono vini di gran carattere, da non farsi mancare.
– il Cor d’usel (cuore d’uccello), di cui ignoravo l’esistenza, è un vitigno dalle basse rese con un apparato fogliare simile a quello del pignoletto, ma con grappoli decisamente più minuti e per questo abbandonato nel corso degli anni. Il nome deriva dalla ridotta dimensione degli acini, simili ad un cuore d’uccello. Ora Paolo Francesconi  ha deciso di reimpiantare e valorizzare questo vitigno autoctono da cui ne ricava anche un vino bianco, il Cordusel appunto.
– nel mio cuore hanno un posto fisso i vini di Andrea Bragagni: la sua albana stupisce sempre tutti, non è macerata ma nessuno lo direbbe. Il “Gheppio” ’09, trebbiano macerato che finalmente dopo 4 anni ha completato la fermentazione, è qualcosa di entusiasmante. Ottima poi la bevibilità del Rio Bagno rosso.
– nell’albana “Gea” (credo la prima annata) di San Lorenzo credo di aver trovato la vera tipicità di questo vitigno. Folgorazione!
– i vini bianchi di Fondo San Giuseppe sono giocati tutti sull’acidità agrumata. Peccato non fosse presente il Fiorile (albana), di cui ricordo una netta crescita gustativa dal 2010 al 2011 in assaggi fatti qualche tempo.
– il blend Chardonnay+Sauvignon del Pratello è davvero un gran vino! Conoscevo e apprezzavo finora solo i suoi rossi da uve Sangiovese, ed è stato un piacere apprendere che ci sa fare anche con le uve bianche.
– non mi stancherò mai di ripetere che adoro il lato social di questi eventi che spesso rappresenta il vero motore. Condividere, chiacchierare, ridere e scherzare con nuovi e vecchi amici per me non ha prezzo!

Consiglio vivamente di non mancare il 16 giugno quando verrete accolti in una location mozzafiato da un clima cordiale, informale e caloroso, e potrete assaggiare vere delizie del territorio romagnolo.

Lambrusco Reggiano – Mazzi e Tasselli

20/05/2013

lambrusco mazzi e tasselli

Siamo a Rio Saliceto piccolo comune in territorio reggiano laddove la denominazione consente  nel lambrusco l’assemblaggio di numerose varietà di vitigni. Nella fattispecie questo di Mazzi e Tasselli ha origine da un blend di  Salamino, Marani e Ancellotta.
Proprio quest’ultima uva tintoria esprime al meglio le sue capacità e il vino si presenta scuro, cupo, impenetrabile.
La classica vinosità lambruscosa è la prima ad affacciarsi dal calice per poi lasciare il passo ad un naso ricco di frutti di bosco, mirtillo su tutti, prugne e qualche macchia balsamica che anticipano una bollicina leggera, setosa e seducente.
Esibisce i caratteri tipici del lambrusco reggiano, un corpo rotondo e pieno, si distingue poi con una decisa amaritudine che forse ne penalizza un po’ la bevibilità ma gli conferisce personalità e profondità. Il mio gusto approva.
Da servire rigorosamente a temperatura di cantina ed evitare di indurgli ipotermia in frigo. Le basse temperature corroborano pungenza e penetranza delle bollicine, snellendone il corpo e favorendo l’avvento di una sensazione amarognola finale soverchiante e un po’ antipatica.
I  sedimenti sul fondo sono il ricordo della fermentazione in bottiglia

Costo al market bio: 5/6 euro.

Pagadebit “Vigna delle Rose” 2010 – Podere Vecciano

22/04/2013

Il Pagadebit, ovvero la versione del Bombino Bianco in Romagna, è vitigno un tempo utilizzato per pagare i debiti grazie alle sue elevate e costanti rese e favorite anche dalla sua bassa sensibilità nei confronti delle malattie. Una leggenda narra che un contadino impiantò questo vigneto e con le sue uve riuscì a pagare i successivi debiti derivanti da altri investimenti. Da qui l’ovvio nome di questa varietà.

pagadebit podere vecciano

Un colore appena dorato ammanta il bicchiere sprigionando odori intensi e penetranti. Erba fresca e fiori di campo portano un po’ di primavera. Pungenze di biancospino e semi-dolcezze di mela, e pesca non ancora a piena maturità. Poi la mineralità, iodata, marina avvolge tutto il calice.
In bocca è sapido, salino con una vena alcolica ben pulsante. Si distende bene avvolgente e pulente, con spigolature levigate e pacifiche. Lascia con un finale ammandorlato. Ricordo non lunghissimo se non per quella netta, decisa sapidità che prevale. Ad ogni modo sorprende il suo sorso piacevole.
Forse non possiede la stoffa del campione, ma si propone sicuramente come un ottimo gregario.
Costo: 5 euri in enoteca.

Impressioni di Lambrusco

18/03/2013

lambrusco1

Come già scritto qui il weekend scorso il Castello di Levizzano è stato teatro dell’anteprima della nuova annata del Lambrusco. Oltre 30 aziende produttrici si sono riunite per 2 giorni in questa suggestiva location.
Tante degustazioni e piacevoli incontri con nuovi e vecchi amici.
Qui di seguito un’istantanea di alcuni assaggi:

Cantina Zucchi (San Lorenzo): produce Sorbara in purezza forse di approccio non facilissimo ma di buona personalità. Il “Rito” ha infatti un’acidità a dir poco tagliente, mentre il “Marascone” è un Sorbara con aggiunta di Salamino che lo rende più rotondo e meno spigoloso.

Cantina della Volta (Bomporto): dopo che il marchio di famiglia (Bellei) è stato acquistato da Cavicchioli, Christian nel 2010 diventa protagonista di questa nuova realtà che con un pizzico di innovazione produce una linea di Metodo Classico tutti (bianco a parte) da uve lambrusco di Sorbara in purezza. Secondo il creatore “..questa metodologia aumenta la longevità del prodotto”. Unico a distinguersi il “Rimosso” un Sorbara figlio di rifermentazione naturale in bottiglia senza sboccatura. Tutti vini puliti, decisi e piacevoli, ma il mio palato strizza l’occhio alla tradizione.

Azienda Agricola La Piana (Castelvetro): interessante realtà condotta dal giovane Mirco che conduce le vigne secondo i principi dell’agricoltura biologica. Il “Magia Nera” è un lambrusco Grasparossa (con aggiunta di Malbo Gentile) amabile. Sebbene io non ami la tipologia devo dire che questo vino è comunque gradevole e mai stucchevole. Il “Lacrime di Bosco” (Grasparossa + Fortana) ha buon equilibrio e morbidezza, mentre molto particolare è il “Noi Due” rosato da Grasparossa e minime quantità di Sorbara, che regala profumi di fragola, lamponi e note di mandorle, dal sorso fresco e invitante.

Azienda Agricola Paltrinieri Gianfranco (Sorbara): nota realtà modenese, è stata tra i miei migliori assaggi fatti domenica. Il “Sant’Agata” è, diciamo così, la versione base del loro Sorbara, rifermentato in autoclave ha davvero una buona beva. Così come “Leclisse”, sempre Sorbara in purezza con un gusto più complesso e croccante. Il “Radice” (quello che più mi ha affascinato) deriva da uve Sorbara in purezza coltivate nella zona storica del vigneto, è l’unico rifermentato in bottiglia che gli conferisce maggior corpo e pienezza.

Tenuta Pederzana (Castelvetro): davvero un grande assaggio il suo “Grasparossa della tradizione”, piacevole, equilibrato, non schiumoso*, da abbinare anche a piatti importanti. Bella scoperta. Produce anche il “Cantolibero” un Grasparossa senza solfiti aggiunti, di acidità vibrante e con un tannino levigato.

Fondo Bozzole (Poggio Rusco – MN ): altra bella scoperta. Dal 2007 vinificano le loro uve che prima conferivano alla cantina sociale. Dal 2010 seguono la coltivazione biologica sia in vigna che in frutteto. Il lambrusco “Incantabiss” da Ruberti in purezza e il lambrusco “Giano Et. Nera” da salamino in purezza sono 2 rossi armoniosi, succosi e di ottima digeribilità. In un prossimo futuro pensano di provare a vinificare con il metodo della rifermentazione in bottiglia e l’utilizzo di lieviti indigeni. Da seguire con attenzione.

Agricola del Farneto (Tressano di Castellarano – RE): azienda iscritta all’associazione VinNatur utilizza metodologie biodinamiche in vigna, niente chimica e soli lieviti indigeni durante la vinificazione.
Siamo diventati subito amici. 😉
Marco ha iniziato per passione, ed è con la stessa passione che sta portando avanti il lavoro in campagna. A 50 anni, mantenendo il suo lavoro, ha deciso di provare ad inseguire un sogno “…ma è davvero dura” ammette.
Il “Lambrezmein” (lambrusco + marzemino) è un connubio interessante che pare aver trovato un propria linearità. Mentre il bianco da spergola e sauvignon (due uve molto simili tanto che un tempo si pensava fossero una varietà unica) è  prodotto sia fermo che frizzante ed è caratterizzatto da una buona beva, con un tocco appena rustico e amarognolo. Mi ha convinto meno il suo “Caberzmein” (Cabernet Sauvignon + Marzemino), ancora eccessivamente rude e scontroso, con tratti un pò legnosi. Dopo una lunga chiacchierata mi sono ripromesso di andarlo a trovare in cantina. Il suo approccio agricolo mi incuriosisce.

*= per schiumoso io intendo un vino che crea una “frizzantezza” eccessiva che forma una schiuma tipo birra, che in bocca impasta un pò e ti dà un’idea di pesantezza dopo la deglutizione (mi è capitato soprattutto con certi Grasparossa)

Emilianizzazione

11/03/2013

Se provate a scorrere i post dalla nascita di questo blog (un paio di anni fa) fino ad oggi vi accorgerete che negli ultimi mesi è forte in me la tendenza a riempirmi il calice di vino emiliano. Non è una casualità ma una scelta fortemente voluta perchè mi sono reso conto di non conoscere veramente a fondo le qualità enoiche della mia regione.

locandina

Mi sono allontanato da questi vini frettolosamente e con troppa leggerezza forse a causa di bevute sbagliate, in gioventù, quando all’osteria con gli amici ci si andava per sbaraccare e non per il cibo. Tra quei tavoli la parola d’ordine era quantità, mai qualità.
Segnato da queste esperienze ho passato un periodo dalla parte di quella folta schiera di persone che solo a sentire la parola lambrusco gli si drizzavano i capelli. Avevo condannato con (in)giustizia sommaria il nostro vino più famoso. Col tempo ho imparato a non generalizzare mai.

Poi un approccio diverso al mondo del vino e alcune bevute interessanti mi hanno portato alla riflessione e a voler indagare in modo più approfondito tra le cantine “di casa”, e la scoperta di prodotti e produttori di notevole livello qualitativo mi ha stimolato a continuare in questa “caccia” ai tesori dell’Emilia.
Quel mio errore grossolano di (pre)giudizio è stato la molla per convincermi ad organizzare il Vinix Live! con l’intento di far conoscere alcune delle eccellenze enoiche della regione ed evitare che altri rischiassero di imboccare come me la via sbagliata.
Per ora ho mosso solo il primo passo e la curiosità di conoscere sempre più intimamente la realtà vinicola che mi circonda è alta, perciò preparatevi a trovare tra queste ed altre pagine sempre più Emilia nel mio bicchiere.