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Merlot “Vigna Ghilotto” 2010 – Casa ElvirA

13/11/2013

Gaetano Zarantonello e la sua famiglia lavorano con passione i vigneti di Casa ElvirA, a San Germano dei Berici.
Il nome dell’azienda è stato ispirato da tale Elvira, madre di 14 figli, vista come sinonimo della generosità della terra. Dal 1987 ElvirA coltiva i propri vigneti con rispetto per la natura seguendo i dettami dell’agricoltura biologica.

merlot casa elvira

Annuso questo merlot 2010 e subito mi ritornano alla mente ricordi bucolici, di cantine di un tempo, del vino del contadino dietro casa. Note di frutti di bosco miscelati a sentori di sottobosco e fieno fresco, appena tagliato.
Lontano da i soliti indistinti merlot morbidoni e ruffiani, questa bottiglia si rivela esuberante, snella, con una leggera rusticità. Pare forse più giovane di quello che è in realtà e la freschezza balsamica la rende estremamente bevibile e godibile, tanto che la mescita risulta davvero facile.
Un vino che non ti aspetti, davvero una bella bevuta.

Les Nourrissons 2011- Stephane Bernaudeau

30/10/2013

stephane bernaudeau

Stephane Bernaudeau è allievo di Mark Angeli (Ferme de la Sansonniere) con cui lavora ormai da una diversi anni.
Ha acquistato il vigneto Les Nourissons nel dicembre del 1999.
Si tratta di una piccola parcella di 0,7 ha impiantata nel 1910 di Chenin Blanc e Verdelot (antico vitigno di cui oggi non è permesso il reimpianto) che poggia su suolo scistoso e argilloso.
Stephane l’ha trovata in uno stato disastroso poiché rimasta incolta per vari anni. Oggi però il vigneto ha ritrovato il suo antico splendore, anche grazie alla coltivazione biodinamica.
Qui nella zona della Loira uno dei nemici più temuti dal vigneto è l’oidio. Solitamente si combatte con zolfo, sostanza permessa anche nell’agricoltura biologica, ma nel vigneto Les Nourrissons si è dimostrato praticamente inefficace.
Allora 
Stephane Bernaudeau ha scoperto che un ricercatore australiano aveva fatto esperimenti utilizzando latte vaccino contro l’oidio dei cocomeri, ed ha deciso di utilizzarlo con diluito al 30% in acqua con risultati più che soddisfacenti.
Gli altri trattamenti consistono solamente in una piccola percentuale di poltiglia bordolese e in tisane d’ortiche, e tra i vigneti vige l’inerbimento naturale controllato con sfalci periodici.

les nourrissons

Bottiglia acquistata a seguito del consiglio di Gil Grigliatti. Che a posteriori ringrazio vivamente.
Non viene indicata l’annata in etichetta che scopro solo dopo, sul tappo, essere la 2011.
Profumi appena sfiorati di agrumi, mela e fiori freschi. E un ricordo lievemente aromatico.
Caratterizzato da un’acidità slanciata, netta, avvolta da una sorta di velluto ammandorlato che smussa gli angoli e ne annulla l’aggressività. Mineralità di contorno con un fin di bocca piacevolmente amarognolo.
Gran dinamismo e profondità del sorso a cui la freschezza dà una beva a tratti frenetica e impaziente.
Dopo Baudouin un altro grande Chenin de soif!

Ortrugo Frizzante 2011 – Gaetano Solenghi

23/10/2013

ortrugo solenghi
Bottiglia acquistata circa un anno fa, durante la visita in cantina.

Mi venne descritto dal produttore stesso come un vino base, semplice, senza note di merito particolari.
A memoria non ricordo di aver mai provato un ortrugo fino ad ora e non ho quindi basi di esperienza per poter descrivere tale uvaggio.

Così memore della parole di Solenghi ho lasciato un po’ nel dimenticatoio questa bottiglia, non smosso da curiosità di assaggio.
Ma l’apertura ha confutato con decisione le mie aspettative.
L’ortrugo 2011 non è certamente un vino dotato di enorme finezza e forse la bollicina ha dato l’idea di essere un po’ grossolana (in verità potevo servirlo ad una temperatura appena inferiore), ma ha personalità da vendere!
Lievi profumi agrumati accompagnati da note di miele d’acacia e camomilla, e poi frutta secca.
Corpo e tono alcolico sono perfettamente uniti conferendo sostanza, l’acidità, seppur non troppo pungente, si fa sentire e ne sostiene la bevuta. Scorrevole con retrogusto leggermente amarognolo, si versa e riversa che è un piacere.
L’assenza di filtrazione gli dà una marcia in più  (lo so, ho una predilezione per la tipologia) e lo rende più gustoso, succoso e avvolgente al palato.
Peccato averne avuto solo una!

Cena con Vittorio Graziano (e i suoi vini) alla Locanda Marcella

09/10/2013

Venerdì 18 ottobre nella suggestiva location di Festà, sulle prime colline modenesi, la Locanda Marcella ospita Vittorio Graziano, vignaiolo in Castelvetro. I suoi vini saranno la perfetta cornice alla sapiente cucina dello chef Catia Fornari che ci proporrà piatti tipici del territorio modenese cucinati con materie prime di qualità.

cena graziano

Locanda Marcella
Via Festà, 530
Loc. Festà – 41054 Marano Sul Panaro (MO)
059 703027

(Purtroppo le temperature del periodo non consentono lo svolgimento della cena nell’ampio spazio esterno alla Locanda e siccome le sale interne permettono solo 25-30 posti disponibili, ricordo a chi volesse partecipare che è necessaria la prenotazione.

Per chi volesse fermarsi a dormire la Locanda ha camere disponibili.

Per prenotare:
Andrea Della Casa 335-8093194
Locanda Marcella  059-703027)

Barbera d’Asti 2009 – Giuseppe Ratti

09/08/2013

barbera Giuseppe Ratti

Sapevo a cosa andavo incontro stappando questa bottiglia, avendo già assaggiato la sua barbera a #barbera3 e a Terroirvino. E proprio per questo ne bramavo il momento.
L’annata 2009 ha un residuo carbonico deciso e persistente, che a tratti anestetizza la lingua. Forse un pizzico maleducato. Anche qui come nell’annata successiva è chiara la nota salmastra al naso, come di olive, di salamoia, che si mescola ad una brezza balsamica e a note di macchia boschiva.
Come un grande atleta è agile e scattante. La sapidità salina ritorna anche all’ingresso in bocca, per poi lasciar spazio a una piacevolissima dolcezza fruttata. Alcolicità perfettamente bilanciata nel liquido. Il sorso è parecchio scorrevole, de soif come direbbero i cugini d’oltralpe.
Il giorno successivo la carbonica è praticamente sparita e la beva diventa compulsiva. Decisamente!

P.S. Sarò sempre grato a Niccolò Desenzani che mi ha omaggiato di cotanto tesoro.

Touraine Sauvignon 2009 – Puzelat

12/07/2013

Sauvignon Puzelat

Qui si atterra sul morbido.
Già perché questo sauvignon della Loira è un tuttotondo, grandi rotondità, tutto smussato, solo qualche sottile scheggia di mineralità intrinseca che ne costituisce l’ossatura e da sola sorregge un pingue corpo.
Profumi carezzevoli di miele e ginestra e nocciole e frutta disidratata, con qualche ricordo di gelato alla crema. Profumi come di uve stramature piuttosto che da vino secco quale effettivamente risulta.
In bocca setoso e pastoso, con sensazioni di frutta e albicocche secche. Sapidità comunque decisa e puntellante. Leggero ritorno amarognolo ammandorlato nel finale. Non male anche se forse manca un po’ quella spina dorsale di acidità che gli avrebbe permesso un maggiore slancio.

Eroi della barbera a TerroirVino

21/06/2013

Non credo sia stato facile cercare, trovare e scegliere esempi di barbera che andassero ben oltre la bottiglia di vino.
Scelte che hanno portato inevitabilmente a mettersi in gioco, a correre dei rischi, perché fatte “in direzione ostinata e contraria”, senza prendere scorciatoie. Così come queste barbera, prodotte senza scorciatoie, inseguendo la maggiore naturalità possibile.
Terra-lavoro-persone-passione era questo il sottile filo conduttore che univa tutti i vini presenti alla #ddb “Eroi della barbera” proposta a TerroirVino da chi la barbera la porta nel cuore, da sempre.

terroirvino eroi della barbera 1

Nei calici sono stati versati nell’ordine:
Barbera d’Alba 2011 – Canonica: a Barolo, dove domina incontrastato il nebbiolo, questi terreni marini sono una culla particolarmente vocata per la barbera, e nasce così un vino decisamente sapido, salino (peculiarità che avevo riscontrato anche nell’annata precedente), forse con un pizzico di acidità in meno rispetto a quella che si è abituati a trovare nella tipologia. Seppure ancora giovane ha angolature morbide e una bella polposità.

Barbera d’Asti “Da Sul” 2011 – Laiolo: Da Sul significa da solo, perché Paolo ha prodotto questo vino in solitaria, senza ricorrere all’aiuto di alcun enologo. Spezie (pepe su tutte) e note balsamiche al naso. Sottile, con una buona acidità che la rende tesa e vibrante.

Barbera d’Asti 2010 – Giuseppe Ratti: barbera (in realtà non è barbera in purezza, dal 2007 unisce un po’ di grignolino, come usava un tempo in zona, per questioni di quantità) prodotta per autoconsumo personale, ovvero Giuseppe e la sua famiglia se la bevono a pasto. Beati loro! Confermate le ottime impressioni avute a #barbera3Salmastro, con note di olive e salamoia, “dolcezza” e freschezza balsamica in bocca. Bevibilità estrema.
Per la cronaca, Ratti lavorava in biologico molto prima che ne la moda svuotasse questa parola.

Vino rosso (barbera) 2010 “La Tranquilla” – Carussin: vigne che sprofondano le proprie radici su paleosuoli regalando un vino leggiadro e gustoso, con un’acidità pungente e una tannicità appena amarognola sul finale. Se non ricordo male è vinificata in vetroresina.

Barbera d’Asti “Vis” 2010 – Crealto: barbera affinata in giara. Affinamento post fermentativo per avere peculiarità vicine ad un vino affinato in barrique. Da studi fatti si è scoperto che l’ossigenazione data dalla giara al vino è uguale a quella data dal tonneaux.
Pungente al naso, rotonda e levigata, con alcolicità vivida e smaniosa, picchiettante sul palato senza però rivelarsi aggressiva.

Barbera d’Asti 2009 – Bera: qui a Canelli dove il territorio chiama a gran voce il moscato, Bera riesce a produrre una barbera (in cemento) davvero beverina, con una acidità rinfrescante e affusolata. Al naso è subito un po’ chiusa con un pizzico di volatile che sparisce con pochi secondi di arieggiamento.

Otòbbor 2011 – Crocizia: da buon emiliano questa presenza mi rende particolarmente orgoglioso, anche perché è un vino che ormai fa parte della mia quotidianità. La barbera di Marco Rizzardi non ha affatto sfigurato davanti alle più note cugine piemontesi, anzi. Grande freschezza per queste bollicine accattivanti, polputa e profonda con un piccola punta amarognola. Piena, pulita, sgrassante, invita continuamente al sorso.

Barla 2007 – Corino: per chi non conoscesse Lorenzo Corino invito a leggere questo post, per chi non conosce la sua barbera….ah, lui tapino! E’ stata una delle grandi sorprese della giornata. Atipica, intensa, con un lieve filo di carbonica che solletica il palato e una dolcezza fruttosa che mi riporta alla mente certi Barbacarlo. Succosa, tattile, materica. Tanta roba davvero.

Novecento 2004 – Podere il Santo: ecco la seconda barbera (con un 10% di croatina) “extrapiemonte”. Che sia la più anziana del gruppo lo si vede dal colore, granato, e dai profumi che emana. Frutta sotto spirito, note eteree, smalto. In bocca è però ben viva, a tratti ancora un po’ ruvida, e con buona sostanza.

terroirvino eroi della barbera 2

Coinvolgente.
Le spiegazioni dettagliate e approfondite sulle persone, i territori, il lavoro da cui questi vini hanno avuto origine sono state fondamentali per appassionare il pubblico e farlo entrare a stretto contatto con il liquido che avevano di fronte.
Perché sono convinto che se conosci quello che c’è dietro la bottiglia riesci ad apprezzare di più quello che c’è dentro.
Illuminante.
Rischiando con la scelta di vini ben lontani dal gust0 omologato, banale, apatico, alcuni forse di approccio non immediat0, ha permesso a questa degustazione di rivelare assaggi davvero sorprendenti. Tutto ciò indica la voglia di crescere,  di evolversi, di ricercare, senza fermarsi al modello effimero di etichette e nomi blasonati.
Per tutto questo penso che in fondo Luigi, Vittorio e Niccolò siano un po’ anche loro eroi della barbera.

Travolto da un inaspettato Gaglioppo

30/05/2013

Ricordo ancora la data: era il 1° maggio quando a pranzo stappai una bottiglia di Gaglioppo di ‘A Vita, annata 2010.
Fu una specie di folgorazione….avete presente l’espressione del critico gastronomico nella scena finale di Ratatouille, ecco più o meno così. Da quel giorno sento l’esigenza di esternare queste mie sensazioni.

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Dire che il vino mi sia piaciuto è riduttivo, una banalizzazione. Dentro a quel calice ho trovato quell’emozione, quella quintessenza che vanno ben oltre ad un’ordinaria analisi organolettica e che rappresentano la frontiera tra un buon vino e un grande vino. Ebbene questo Cirò Classico Superiore ha valicato tale confine rimanendo incastonato tra le mie circonvoluzioni cerebrali e custodito nei miei cassetti mnemonici.
Un’insolita olfazione, un non so che di “nebbioleggiante”, ha spinto la mia curiosità ad inoltrarsi in una ricerca su questo autoctono calabro per cercare di saperne di più. Questi profumi mi avevano fatto scattare l’idea di una sorta di parentela genica tra il Gaglioppo ed il più noto collega piemontese, idea che però non ha trovato riscontri nelle fonti consultate, sia cartacee che digitali. Uniche somiglianze la lenta maturazione, il colore scarico e una importante quantità di tannini.

cirò A'Vita

Ma ciò non toglie che un uva in grado di regalare un vino così (senza togliere a Cesare quel che è di Cesare, ovvero la mano del viticoltore è basilare per il risultato finale) è inevitabilmente una grande uva, spesso troppo poco considerata nell’enorme panorama viticolo italiano ma che ha le carte per riesedere nell’olimpo dei vigneti.
Profumi carnosi, di spezie e frutta anticipavano un liquido potente e succoso, che si presentava con grande finezza ed eleganza per lasciare un ricordo davvero lungo. Non avrei mai smesso di berne.
Da quel giorno mi son ripromesso che non deve più mancare nella mia cantina.

I lambruschi dissidenti conquistano la Mole

15/05/2013

lambrusco

E’ un periodo così, in cui la primavera è ancora molto timida e le giornate sono troppo spesso scandite da piogge e nubi. L’altra sera, alla vigilia di Enodissidenze, il cattivo tempo è però rimasto fuori le mura del ristorante “Le Scodelle”, nel pieno centro di Torino, dove invece riecheggiava un’aria gioiosa e ”frizzante “. In questa piccola enclave emiliana la caparbietà di Luigi Fracchia è riuscita là dove molti avevano fallito, e cioè dar voce ai vini emiliani all’interno dell’elitario ambiente  enoico sabaudo.
E avreste dovuto sentire che voce!
I vini serviti a Le Scodelle sono pezzi da novanta del territorio emiliano, vini che non chinano la testa di fronte a nessuno nemmeno nelle zone dove risuona l’eco di nomi come Barolo e Barbaresco.
E lasciatevelo dire da uno che i vini emiliani li beve da sempre 😉

foto di Luigi Fracchia

foto di Luigi Fracchia

Crocizia, Denny Bini, Cinque Campi, bottiglie che si integrano alla perfezione con i piatti del menu e i calici vengono svuotati con celerità impressionante, tant’è che viene da chiedersi come mai sia così difficile reperire vini emiliani in Piemonte. Un nonsense.
Ha ragione l’amico Mauro quando afferma che con vini così si fa davvero fatica a seguire il consiglio “bere con moderazione” .
E c’è stato anche chi ha deciso di mettere da parte per un attimo i canoni della sommellerie e calarsi totalmente nel clima della serata bevendo i lambruschi come usava un tempo e come ancor oggi succede in alcune osterie emiliane di vecchio stampo, ovvero nella scodella!

lambrusco scodella

Amo particolarmente questi eventi dall’atmosfera estremamente friendly dove esce l’altra faccia del vino, la sua origine, la sua storia, il suo lato umano, e la degustazione sembra passare in secondo piano.
Chiacchiere, risate, confronti, la sala ribolle di euforica convivialità, la gente è felice anche solo per il fatto di essere lì, di vivere quel clima.
L’altra sera da “Le Scodelle” usciva l’unica luce di una Torino grigia sferzata dalla pioggia battente.

Istantanee da Sorgente del Vino 2013

29/04/2013

sorgente-del-vino-live-2013

Prima volta per me a Sorgente del Vino, nella nuova location di Bastione Porta Borghetto. Ambiente affascinante e suggestivo anche se la costruzione dedalica non facilita il rintracciamento delle cantine.
Anche per questo la lista di assaggi che mi ero preventivato vedrà parecchie lacune.
Dopo un paio d’anni riassaggio il sagrantino in purezza di Calcabrina che premia sempre con il suo naso di cioccolato e caffè e il suo sorso golosissimo, e accanto a lui sono felice di rincontrare Enrico Togni dopo la bellissima avventura in Valcamonica dello scorso autunno. Il suo erbanno va giù che è un piacere e così anche il nebbiolo “1703” da botte che rivela una freschezza balsamica sorprendente.
Belle scoperte il rosso 2011 di Podere di Rosa, un blend di Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo, con piccole aggiunte di Merlot e Syrah, sottile, teso, vibrante, e il ciliegiolo 2009 del camuno Antonio Ligabue.
Non riesco mai a saltare il banchetto di San Fereolo. Stavolta è stato il turno di una verticale di barbera, fortemente rivalutata dopo un precedente assaggio che non rientrava molto tra le mie corde. Compagni di questo lisergico enoviaggio Davide Danilo, ad oggi forse ancora persi nei meandri del bastione, la mia compagna e un’amica che si sono sgargarozzate Austri come se non ci fosse un domani. Una serie di barbere davvero lodevoli quelle di Nicoletta (’07, ’06, ’05, ’04, ’03, ’01) con particolare menzione per le 2003 e 2001. Grazie ai due goliardici lumbard ho scoperto anche gli ottimi vini de Il Pendio, in particolare “Il Contestatore” uno chardonnay Metodo Classico e il bianco fermo sempre da uve chardonnay. Dopo questi assaggi credo di aver capito che la mia poca inclinazione verso questo vitigno era invece probabilmente causata da vinificazioni poco idonee.
Grazie anche agli amici dell’Armadillo che mi hanno condotto attraverso gli assaggi di tutti i vini estremi valdostani di Giulio Moriondo, partendo da un Cornalin in purezza tagliente e dritto fino ad una “superchicca”: un petit rouge vinificato a fine dicembre. Un’incredibile staffetta di dolcezza e sapidità salmastra per pochissimi litri prodotti.
Non si sbaglia mai nemmeno con i vini di Monte di Grazia (già assaggiati qualche anno fa a Vinitaly) che in quel di Tramonti producono un bianco, un rosato e un rosso da uve autoctone (tintore, ginestra, pepella…) tutti puntellati da una grande, fresca acidità.
E’ un vero piacere ritrovare dopo la bella esperienza al Vinix Live! #16 Gaetano e Nicola Solenghi, la loro barbera 2000 è sferzante, succulenta e strepitosamente longeva.

Malvasia interessante quella di Gualdora, la Blanca 2012 è un tripudio di pesca e albicocca al naso con un sorso polposo e sempre fruttato, più rotonda rispetto all’annata precedente.
Sorprendente e di beva incredibile il Verdugo, l’atipico merlot di Franco Masiero. Scordatevi morbidezze ruffiane e pesantezze rotonde, questo è fine e succoso. Avercene.
Le mie compagne di bevute sono ormai capitozzate, mi seguono per forza d’inerzia (anche perchè non solo non sputano, ma non versano una goccia nelle sputacchiere!), ma fortunatamente riusciamo a passare da Sara Carbone. Grande curiosità per i suoi vini, che da tempo cercavo, ed in particolare per il nuovo rosato. Bè direi davvero un risultato esemplare, elegante e fiero, una grande bevibilità supportata dalla vigoria dell’aglianico. E così anche i suoi rossi caratterizzati un mix di potenza e freschezza. Chapeau!
E poi il solito, ridondante, voluto finale in bellezza con un calice di Sol di Cerruti.