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Flores 2011 – Cantine del Castello Conti

28/04/2014

PROLOGO
Bottiglia acquistata dopo un piccolo coup de cœur a Fornovo due anni fa.
Il seguito prova che non avevo torto.

nebbiolo flores conti

Quando si parla di nebbiolo balzano immediatamente e inevitabilmente alla mente le sue austere rappresentazioni nei vari barolo, barbaresco, nei vini del nord Piemonte, in quelli della Valtellina. Ma qui ci troviamo di fronte a tutt’altra versione.
Un vino fresco che evoca ricordi di frutti e fiori. Lamponi, mirtilli, ciliegie e viole danzano festosamente all’estuario del calice.
In bocca è scorrevole, disinvolto, con il suo tannino ancora vivo che gli ricorda chi è e da dove viene, ma nonostante l’età sbarazzina è già pronto a deliziare i palati grazie alla sua beva immediata, fruttata, succosa. Vino da mescita ininterrotta.

Trattoria Campanini

04/03/2014

CAM01LC

E’ stata la tappa finale di una gita tra i castelli piacentini.
Se passate dalle parti di Busseto fermatevi a godere dei suoi piatti, non ne rimarrete assolutamente delusi.
Potrete iniziare con la classica torta fritta accompagnata da mirabolanti salumi locali (culatello, strolghino, crudo 36mesi…), proseguire con succulenti paste ripiene rigorosamente fatte in case (nel nostro caso tortelli di patate con funghi porcini, agnolotti con ricotta di capra e crema di porri,  caramelle di taleggio con Culatello di Zibello) e chiudere in dolcezza con una crema di latte in salsa di fragole o una crema di zabaione cotto.

2014-03-02 22.06.30

Anche la carta dei vini è meritevole, ampia e interessante.
Noi destreggiandoci tra vini più o meno mainstream abbiamo trovato questa chicca monferrina, a me già nota grazie ai suggerimenti del buon Luigi Fracchia.
Sorso scorrevole, dissetante, tra note balsamiche e leggere speziature pepose. Non voglio però perdermi in dedaliche descrizioni di sentori e profumi, che sono sì una bellissima cornice, ma il pregio principale di questa barbera è la sua beva agile, disinvolta, “pericolosa”. La bottiglia si svuota in un amen riscuotendo un unanime grande successo tra i commensali, enoappassionati e non.

Barbera d’Asti 2009 – Giuseppe Ratti

09/08/2013

barbera Giuseppe Ratti

Sapevo a cosa andavo incontro stappando questa bottiglia, avendo già assaggiato la sua barbera a #barbera3 e a Terroirvino. E proprio per questo ne bramavo il momento.
L’annata 2009 ha un residuo carbonico deciso e persistente, che a tratti anestetizza la lingua. Forse un pizzico maleducato. Anche qui come nell’annata successiva è chiara la nota salmastra al naso, come di olive, di salamoia, che si mescola ad una brezza balsamica e a note di macchia boschiva.
Come un grande atleta è agile e scattante. La sapidità salina ritorna anche all’ingresso in bocca, per poi lasciar spazio a una piacevolissima dolcezza fruttata. Alcolicità perfettamente bilanciata nel liquido. Il sorso è parecchio scorrevole, de soif come direbbero i cugini d’oltralpe.
Il giorno successivo la carbonica è praticamente sparita e la beva diventa compulsiva. Decisamente!

P.S. Sarò sempre grato a Niccolò Desenzani che mi ha omaggiato di cotanto tesoro.

Ruché “Chiovende” – Az. Agr. Ferraro

03/07/2013

Vitigno endemico piemontese, in particolare nella zona di Castagnole Monferrato trova la sua culla prediletta.
Il nome pare derivi da roncet, malattia virale della vite al cui attacco il ruchè pare decisamente più resistente rispetto ad alcuni colleghi della zona come barbera e grignolino. Voci non confermate lo vogliono importato qualche secolo fa dalla Borgogna.

ruchè ferraro chiovende

Il Chiovende rosso dell’Azienda Agricola Ferraro è un ruché in purezza con i profumi caratteristici e particolari del vitigno. Rose, fragoline di bosco, amarene e pungenze di spezie. Profumi dolci, delicati che riportano alla mente i potpourri di certe tisane. Aromatico mi viene da pensare. Come una sirena ammalia e seduce le narici.
Si libra leggiadro nel palato con ali di tannicità che contribuiscono a dargli un sottile spessore. Calore alcolico evidente ma non egemone e che non ne appesantisce la beva. La dolcezza (è secco) fruttosa e floreale si impadronisce anche del gusto avvolta in una sensazione setosa e allo stesso tempo vibrante.
Sorso scorrevole per alti livelli di piacevolezza. Potrebbe essere un ottimo vino quotidiano.

P.S. un sentito ringraziamento a Luigi Fracchia che mi ha omaggiato di questa bottiglia

Le Langhe: Ezio Cerruti

31/10/2012

Ammiro molto certi personaggi che ti aprono la porta di casa nonostante sia domenica, nonostante abbiano faticato duramente tutta la settimana, e quello potrebbe essere il loro unico giorno per godersi un pò di pace e tranquillità in compagnia delle persone care.
E invece arriva qualcuno come noi, che la domenica se la spassa, che decide di venire proprio quel giorno lì a trovarti per una chiacchierata e un bicchiere di vino.
E così addio pace e tranquillità. Sigh!
Devi accogliere lo straniero che invade (amichevolmente, per carità) la tua terra.
Ok che anche questo per loro è lavoro, ma non date per scontato che tutti siano così ospitali come Ezio e Anna (e lo “scarlancato” ma simpaticissimo gatto Tino). Anche perchè, diciamocelo sinceramente, il SOL non ha bisogno di “farsi bello” davanti a 4 ragazzi qualunque, visto che la sua fama lo precede.
Quindi io penso: Chapeau!
Per la loro disponibilità.
Per la loro gentilezza.
Per il loro vino.

Rinviata di un giorno la visita causa imprevisto prolungamento a San Fereolo, arriviamo a Castiglione Tinella subito dopo pranzo (che poi in realtà è pomeriggio inoltrato, l’ho detto che qui il tempo scorre più veloce), ma stavolta siamo arguti e, memori di esperienze passate, riusciamo a non arargli il prato. 
La compagnia di Ezio e Anna e sempre piacevolissima, chiacchiere divertenti davanti ad una bottiglie di vino e ad una splendida torta di mele homemade proprio da Anna, che purtroppo rimarrà intonsa causa satollamento ventrale post-pranzo che ci impedisce, ahimè, di tuffarcisi sopra. 😦

Ezio apre il suo Sol 2008, già imbottigliato, ma non etichettato e non ancora in vendita: “…manca poco, ma non è ancora pronto…”, ci spiega.
Il Sol non sbaglia mai. E quest’annata, per quanto possibile, pare ancor meglio delle precedenti!
Nessuna opulenza nè grassezza.
Freschezza invidiabile che invoglia alla beva.
Meravigliosa finezza ed eleganza. 
Godurioso.
Il palato applaude e chiede il bis.

Questa compagnia, questo vino…sono cose che mi convincono sempre più che casa Cerruti sarà tappa fissa di ogni gita in Langa.
Ezio ed Anna si rassegnino, andremo a “rovinargli” altre domeniche. 😉

  

Ruchè 2011 – Pierfrancesco Gatto (feat. Avion Blu)

28/10/2012

Ogni modenese appassionato di vino e di buona cucina, conosce sicuramente, almeno di nome, Andrea Manfredini. Un tempo ristoratore di Avion Blu (nel cuore di Modena, dal 2006 al 2008 è stato un vero punto di riferimento per l’enogastronomia di qualità), ora forzatamente trasferitosi on-line per cercare di “trasportare”  sulle nostre tavole quello che una volta faceva nel suo ristorante.
Amici che lo conoscono personalmente mi hanno sempre parlato di lui come persona caparbia, originale e grande conoscitore di vini. Anche per questo ho colto l’opportunità che mi ha dato, di scrivere qualche recensione sui vini da lui distribuiti sul suo sito, con l’idea che per me poteva essere un’esperienza di enocrescita interessante.

Premessa doverosa: Andrea mi ha ribadito più e più volte di scrivere ciò che volevo, nel bene o nel male.
Carta bianca, piena autonomia.
Se il vino mi faceva schifo dovevo scriverlo senza problemi. 
Solo sincerità. 
Anche perchè, in caso contrario, non avrei potuto (nè voluto) accettare.
Non è solo pubblicità, ma soprattutto cercare di far arrivare il vino a un pubblico vasto e non solo di appassionati. Questo il suo leit-motiv.
E così mi ha dato un paio di bottiglie di Ruchè di Castagnole Monferrato 2011 di Pierfrancesco Gatto.

Il bicchiere si riempie di un bel rosso rubino, con qualche sfumatura purpurea.
Trionfo di dolcezza fruttata al naso, dai lamponi, ai mirtilli, alle ciliegie mature, contornata da sentori di cannella. Pian piano arrivano poi altre comparse, pungenze di sottobosco, di pepe nero, e decisa emerge da sotto questo manto fruttato un’amarena sotto spirito che evidenzia la potenza e il calore del vino. Profumi tentatori, ogni olfazione stimolava un’immediata salivazione delle papille, che reclamavano avidamente il sorso.
Morbido e succoso, invade vellutato e carezzevole, tutto il palato, per poi liberare il suo vigore caloroso. L’alcol spinge un po’ arrogante, punzecchia il   fondo del palato, vuole emergere con forza e a tratti ci riesce, pur senza quella spiacevole sensazione bruciante.
Dopo alcuni minuti è ancora autorevole ma meglio amalgamato con le altre componenti del liquido, con un tannino ben presente ma levigato, mai graffiante, supportato una buona acidità fruttata e da una sapidità a tratti esplosiva, che gli conferiscono una beva comunque piacevole. Si accomiata con una scia amarognola.
Credo sia un Ruchè dalle ottime potenzialità, e un riposo di qualche tempo in cantina potrebbe regalare una fusione più equilibrata delle parti.

(questa degustazione potete trovarla anche sul sito di Avion Blu)

Le Langhe: San Fereolo

24/10/2012

Questo è uno di quei post difficilissimi da proporre.
Perchè riuscire ad esprimere a voce le emozioni che ti da San Fereolo, e non parlo solo di vini, è impresa assai ardua.
Lassù arroccato sulla collina, con la cappelletta a sentinella della vallata, gode di un’aurea un pò mistica e trascendentale.

E poi c’è lei Nicoletta Bocca, che riesce a rapirti parlando di biodinamica e pratiche steineriane. Ed è bello, bellissimo, cogliere tra le righe la passione, la determinazione e la fervida convinzione in questa battaglia per la terra che da anni sta portando avanti, e seppure poco ci capiamo in materia, non vorremmo mai che smettesse di parlare.
Ci guida tra i suoi vigneti di Dolcetto ormai vendemmiati (dove è stupefacente vedere la quantità di insetti che vi abitano. Davvero una moltitudine inaspettata!) e ci racconta il suo lavoro, le sue fatiche per riuscire a mettere in pratica le sue idee. 
Accanto lei appare e scompare spesso il figlio Pietro in tutta la sua simpatia e spontaneità. Il vispo e arguto ragazzino è ormai conoscitore di parecchi segreti di agricoltura e vinificazione.
Anche questo è San Fereolo.

Rientrati dal giro in vigna ci accingiamo a degustare e optiamo per una verticale di Dolcetto (il “San Fereolo”). Nicoletta ci conduce di sopra, nella sala adibita alla degustazione, calorosa, accogliente, dove centinaia di libri e bottiglie regnano sovrani. Bellissima, ti senti subito a tuo agio. Non chiedetemi perchè, ma così d’impulso, mi pare a sua immagine e somiglianza.

Prima di stappare i Dolcetto, proviamo il bianco Coste di Riavolo ’07, Riesling in purezza (caldamente sponsorizzatoci da Ezio Cerruti: “…per me è buonissimo, e poi ne ha poco così mi tira qualche accidente…” mi diceva ridendo al telefono qualche giorno prima). In genere il Coste di Riavolo ha una percentuale di Gewurztraminer, ma quell’anno non ha avuto una resa sufficiente e non è stato messo in uvaggio.
Profumi inebrianti e carnosi, una mineralità e una sostanza in bocca che conquistano, bilanciati da una comunque bella freschezza. Ezio aveva decisamente ragione.

E poi in sequenza:
San Fereolo 2005 – è forse quello che maggiormente rispecchia il dolcetto classico, con una bella freschezza e una tannicità evidente che non mascherano però piacevoli sensazioni fruttate;
San Fereolo 2004 – più austero del precedente, con un tannino più rotondo e meno rustico;
San Fereolo 2003 – figlio di un’annata caldissima, il tannino si sente morbido e avvolto in una bella dolcezza fruttata;
San Fereolo 2001 – premessa: questo ce lo ha vivamente consigliato Pietro (che ha partecipato alla nostra degustazione con un profumatissimo calice di the alla pesca. Per lui, giustamente, non è ancora il tempo di gradazioni più elevate 😉  ) che ormai conosce alla perfezione i prodotti della mamma. E non lo ringrazieremo mai abbastanza. Si, perchè il San Fereolo 2001 è vino elegante e fine, e nonostante gli anni gode ancora di ottima freschezza. Tutto è al posto giusto a formare un unicum di preciso equilibrio.

Tra assaggi, chiacchiere e risate è sceso ormai il buio, tutte le nostre altre tappe della giornata sono state, per forza e per piacere, cancellate. Ci tocca andare, ma è davvero a malincuore che ci rimettiano in marcia.

Mentre scrivo queste righe e ripercorro con la mente i momenti della nostra visita, sento emozioni, fibrillazioni, sussulti salire dallo stomaco (e non è fame). Sono in viaggio con la mente su quel colle, con un abbozzo di sorriso stampato sulle labbra, e il mondo per un attimo mi sparisce intorno.
I vini di San Fereolo già li conoscevo (grandi vini, non sono certo io a scoprirlo), e sinceramente nella mia mente erano parte secondaria della visita. Molte persone (su tutti Vittorio, che ha sempre parole amorevoli per questo luogo) consigliano una visita qui, ed ora ho capito perchè, ma non ve lo riesco a spiegare come vorrei.
Io sono un entusiasta lo so, ma andate e capirete anche voi.

P.S. Rientrati a Modena mi è arrivata questa mail dai miei amici (non propriamente enofili):
Di questi giorni e’ stato l’incontro più bello, nella mia ignoranza.”

[la prima foto è tratta dal sito http://sanfereolo.com/]