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Inzolia experiment: Cantine Barbera

08/07/2013

Qualche tempo fa lessi questo esperimento di vinificazione con lieviti indigeni fatto da Marilena Barbera presso la sua cantina. Mi incuriosì a tal punto che da allora divenne per me un chiodo fisso provare le due versioni di questo vino. Finalmente dopo tanto temporeggiare sono mi sono deciso a recuperare bottiglie di annate diverse: la 2009 vinificata con inoculo di lieviti selezionati e la 2011 vinificata con pied de cuve di lieviti indigeni.
Il 2009 è stata l’ultima annata in cui alle Cantine Barbera hanno utilizzato i lieviti selezionati.
La prova degustativa è stata interessante.
Inizialmente ero indirizzato per un assaggio alla cieca ma mi sono dovuto arrendere alla diversa dimensione delle bottiglie. 😉

inzolia cantine barbera

Già il colore potrebbe destare qualche curiosità: decisamente più carico e vivace il 2011 che si presenta di un bel giallo dorato rispetto al paglierino tenue del 2009.
Il 2009 ha profumi lievissimi che ti riportano su un pontile con la brezza marina che ti accarezza. Mare, in tutto le sue sfaccettature.
In bocca il ’09 mi è sembrato un po’ etereo mentre il ’11 appare più deciso e intenso con una intensa sapidità dritta e pungente. Per intenderci dopo un sorso di 2011 riassaggiando subito dopo il 2009, questo ti dava l’idea di essere spento.
Il 2011 rimane in piedi decisamente bene, fiero, sorretto da mineralità prorompente ma anche da una discreta rotondità che avvolge il palato.

Impressioni condivise poi con l’artefice di queste bottiglie che mi spiega quanto incidono i lieviti autoctoni nella personalità e anche nella durata del vino. I lieviti selezionati si esprimono immediatamente e danno subito una “botta” olfattiva al vino, finché è giovane. Poi gli aromi si ossidano molto velocemente. Infatti il 2009 è caratterizzato da un naso molto flebile.

dietro le case barbera

Il 2011, che è stata un’annata più calda del 2009, avrebbe dovuto essere più ossidato, e invece si esprime ancora molto bene, e tiene. Marilena ipotizza anche che qualche anno in più in bottiglia avrebbe potuto giovargli, e comunque alla lunga tengono molto di più e hanno una maggiore estrazione, dovuta alla fermentazione a temperature più elevate (a Menfi con temperature diurne tra i 30 e i 40 gradi non è possibile fermentare sotto i 18 gradi con i lieviti indigeni. La sua cuvée parte intorno ai 22-25°).  Il fatto è che i lieviti vivono naturalmente proprio in un ambiente caldo mentre i lieviti selezionati sono stati – appunto – selezionati per partire dalle criomacerazioni…
Marilena dice anche di aver notato che le temperature più elevate di fermentazione non incidono negativamente sulla tenuta del vino, mentre i profumi da lieviti autoctoni risultano più fini ma con durata nel tempo inferiore.

Ovviamente questo esperimento di doppia degustazione risulta approssimativo per la variabile annata che tanto influisce sull’uva e l’ambiente. Ma dà un ottimo spunto di discussione sul diverso operato dei lieviti….
P.S. questo esperimento degustativo avrà (non so bene quando) un sequel con il MicroCosmo (da uve perricone). Sempre due annate pre e post lieviti indigeni. Stay tuned!

Jeudi 15 2010 – Anna Martens

07/11/2012

Anna Martens ha lavorato per anni in cantine d’elite come Ornellaia e Passopisciaro prima di intraprendere quest’avventura in solitaria e produrre il suo vino. 
I filari di questa enologa australiana si trovano nei dintorni di Solicchiata, sulle pendici dell’Etna, ed è da una vigna di 90 anni che nasce il “Vino di Anna”, tra i due che produce probabilmente quello più importante.

Io ho assaggiato invece l’altro, il Jeudi 15 2010,  derivante da Nerello Mascalese con piccolissime percentuali di Carricante. 
Vinificato in semi macerazione carbonica, che passa prima in tini di legno e poi in acciaio dove rimane per 9 mesi sui suoi lieviti.

Semplicità e bevibilità, eccolo il leitmotiv di questo vino.

Liquido di lieve torbidità, che riflette colori porpora e rosso intenso.
Subito al naso una piccola nota sulfurea, poi si esaltano i frutti di bosco, more e ribes su tutti, una ventata di erba fresca e sentori terrosi, di sottobosco, appena pungenti.
Si si, con bevibilità possiamo racchiudere in una parola l’anima di questa bottiglia. La semplicità è la sua virtù, e non una banalità. 
Decisamente succoso e dissetante, con un minimo residuo di carbonica che trotterella sulla lingua come in una sorta di massaggio.
E la moderazione alla mescita è pura utopia.

Verticale-trasversale: Nero d’avola “Siccagno” – Arianna Occhipinti

28/08/2012

Spesso prima di acquistare un vino si cerca online qualche impressione da chi quel vino lo ha già provato, per sapere se vale la pena affrontare la spesa.

Per questo mi sembra utile e divertente proporre in una stessa pagina più informazioni derivanti da vari blog su un vino di annate diverse, degustato da persone diverse ed anche in momenti diversi, una specie di verticale-trasversale mi verrebbe da chiamarla.
Interessante anche confrontare come il prodotto può essere diverso da anno ad anno.

Rimanendo su vini provati anche da me, ho deciso di proporre oggi il Nero d’avola “Siccagno” di Arianna Occhipinti, nelle annate 2006 (che se non erro dovrebbe essere la prima vinificata), 2007, 2008 e 2009.

Ecco il risultato di questa cyberdegustazione:
– Nero d’avola “Siccagno” 2006
Nero d’avola “Siccagno” 2007
Nero d’avola “Siccagno” 2008
Nero d’avola “Siccagno” 2009 (la mia degustazione)

Nero d’Avola “Siccagno” 2009 – Arianna Occhipinti

06/07/2012

Bottiglia acquistata lo scorso inverno direttamente dalla produttrice, durante la Vini di Vignaioli a Fornovo. In quell’occasione acquistai anche 2 bottiglie del suo olio, che consiglio vivissimamente di provare perchè è davvero qualcosa di straordinario!

Bicchiere rubino con evidenti ricordi purpurei che ancora resistono.
Profumi fini di ciliegia e prugna sono i primi a farsi strada, poi viole di campo, un azzardo di salamoia che gli dà un tocco rustico, e poi ancora grafite.
Ottima la sua freschezza, che non arriccia il palato, anzi lo distende e si mantiene in un equilibrio perfetto con i 13° alcolici. Vibrante e succoso, con una nota tannica poco aggressiva ma presente che dona polposità. Ottima beva davvero, anche in calde giornate come queste riesce ad invogliare al sorso.

Rosso 2009 – Lamoresca

08/06/2012

Sono stato una volta sola in Sicilia, ma tanto è bastato perchè lasciare in me segni indelebili.
Isola meravigliosa, dalla costa, fino al cuore dell’entroterra. Se ci vai una volta non puoi non volerci tornare per quella sensazione di accoglienza e di calore che ti trasmette, per la genuinità della gente, perchè ti mette a tuo agio.
Infatti spero di tornarci presto.
L’altra sera aprendo questo rosso mi è sembrato di rivivere proprio quelle identiche sensazioni.

La Moresca è una giovane azienda agricola in provincia di Catania, che produce olio, vino e grano coltivando la terra in modo naturale.
Anche in cantina gli interventi sono ridotti all’essenziale.

Il Rosso 2009 è un uvaggio di Nero d’avola e Frappato. Profumi ferrosi lasciano pian piano spazio ad amarene e ribes, con note marginali di stalle circensi e cavolo. Fresco, succoso, con un tannino presente che lo mantiene rustico ma al tempo stesso equilibrato. Schietto e pulito, scorre agile in bocca con nerbo vivace, senza frenate nè sterzate brusche. Unica piccola cosa che non mi ha convinto appieno è stata una sottile scia metallica in uscita, che però non intacca la bevibilità davvero pregevole.

Sole e Vento 2009 – Marco De Bartoli

25/03/2012

La prima sorpresa è stata al levare della capsula. Dalla vista esterna mi aspettavo un tappo a vite, ma appena tolta la protezione mi sono trovato di fronte un tappo di vetro!
Conoscevo questo tipo di tappo perchè ne avevo già parlato, ma non mi era mai capitato di stapparne uno (in realtà durante la ricerca per quel post avevo anche letto che De Bartoli lo usava, ma si vede che la mia memoria a breve termine è davvero breve… 😉 ).

Altra sorpresa è stata la prima olfazione dopo la stappatura, intensi profumi che per un attimo mi hanno fatto temere di aver  aperto un vino dolce! Ebbene si, non sono un grande bevitore di Zibibbo (questo credo sia il primo), e non mi aspettavo cotanta aromaticità.


Il Sole e Vento è un uvaggio di Grillo e (appunto) Zibibbo, e si presenta con un vestito paglierino tenue, accompagnato da profumi intensissimi e dolci, di albicocca, frutta secca e candita, fiori di arancio.  Molto aromatico, pian piano sotto svela anche una leggera salinità che ricorda la brezza marina.

Vino molto delicato, con 13° alcolici che pare si siano nascosti da qualche parte,  perchè fà della leggerezza la sua peculiarità, interrotta soltanto da una grande mineralità che spicca nettamente su tutte le altre sensazioni. Entra leggero e fluido, e il palato si abbandona a questa miscela di delicatezza e morbidezza, ma ad un tratto si risveglia  quando le papille catturano i sali e rilasciano una salivazione limacciosa che rispecchia pienamente il territorio d’origine. Anche qui ritroviamo la grande aromaticità incontrata prima, che si chiude con un leggero finale ammandorlato.

Munjebel 07 2009-2010 – Frank Cornelissen

01/03/2012

Frank Cornelissen coltiva i suoi vigneti sulle pendici dell’Etna.
Vitigni allevati col classico metodo dell’alberello, e alcuni di essi a piede franco, perchè questo in queste zone la fillossera non attacca.
Frank ha scelto un’agricoltura biologica e biodinamica, e i suoi campi non sono arati per evitare la perdita rapida di elementi nutritivi.

Il Munjebel07 è un vino naturale derivante da Nerello Mascalese in purezza, imbottigliato senza solfiti aggiunti, che rispecchia pienamente questo territorio.
Si presenta con una splendida torbidità segno inequivocabile dell’assenza di filtrazioni e chiarifiche, che spoglierebbero inutilmente il vino di sostanze importanti per la sua evoluzione.
Come una persona appena sveglia, che abbisogna di un pò di tempo per “ingranare” e porsi al meglio per affrontare la giornata, così questo vino si presenta appena versato nel bicchiere. Ci mette un pò ad aprirsi, prima di rivelare al naso profumi minerali ferrosi, di terra, accompagnati da odori più delicati di rose e amarene.
Anche il gusto deve attendere per godere appieno delle emozione che riesce a dare. L’acidità dapprima un pò angolosa e pungente, si smussa pian piano per andare ad accarezzare il palato in modo lineare e molto piacevole. La freschezza diventa quindi un pregio in questo vino caloroso e genuino, che rivela note tanniche e minerali percepibili, amalgamate perfettamente in un bell’equlibrio di sensazioni.

Potrebbe rappresentare pienamenente le caratteristiche tipiche di vino naturale, con una dinamicità e una profondità nel lungo periodo davvero notevoli, sia al naso che in bocca.
Quegli odori di chiuso e quel 
primo assaggio lo avevano presentato troppo “duro” e penetrante, poco piacevole, ma dopo qualche ora dall’apertura ha cambiato volto diventando più affabile e di splendida bevibilità.