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Intervista col Grecante 2009 di Arnaldo Caprai

20/03/2012

Abbiamo incontrato l’altro giorno il Grecante 2009 di Arnaldo Caprai, trasferitosi da qualche tempo in una cantina del modenese.

Interviewer: Salve Mr. Grecante, ci racconti un pò delle sue origini.
Grecante: io nasco in Umbria, vicino a Montefalco. Mia madre, l’uva grechetto, è impiantata lì ormai da moltissimi anni. Ho trascorso la mia infanzia in botti d’acciaio e sono poi cresciuto in bottiglia, quando ormai maturo ho deciso di lasciare il tetto familiare e trasferirmi qui da voi.

I:Lei si presenta sempre in modo elegante e pulito.
G: Si ci tengo all’immagine, prediligo vestirmi color giallo tenue che risalta la mia brillantezza.

I: Il suo passaggio è sempre riconoscibile.
G: Amo i profumi delicati, che ricordano i fiori e la frutta fresca, con leggeri sentori citrini e minerali.

I: Tutti la descrivono come un carattere piacevole, fresco e vivace.
G: E’ vero, la freschezza e la delicatezza sono forse una le mie doti principali, ma il mio carattere rivela anche una mineralità secca. Sono sempre netto e pulito, mai scontroso nè irascibile, per questo vengo spesso invitato ad aperitivi e cene a base di pesce.

I: Grazie signor Grecante di averci concesso un pò del suo tempo.
G: Preferisco sempre concedermi ancora in età giovane, avendo una longevità media preferisco espormi quando penso di essere al pieno delle mie caratteristiche.

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Muffato della Sala 2005: Castello della Sala

24/02/2012

Lo so forse qualcuno si stupirà, o penserà che sia un pò “fulminato” (e magari c’ha pure ragione 😉 ), ma ho assaggiato passiti decisamente più coinvolgenti. Non che questo non mi sia piaciuto, però a tratti (ma solo a tratti!) mi ricorda quei vin santi un pò dozzinali che ti danno al ristorante con i cantucci.

Il Muffato della Sala 2005 ha un bel colore giallo oro limpido, e al naso porta profumi di mandorle, camomilla, note di miele, pesca e albiccoca. Niente da dire, un complessità di aromi davvero interessante.
In bocca è dolce, ma una dolcezza latente, così come la morbidezza, cosa che ne fa un vino per niente stucchevole, anzi sembra quasi l’acidità a farla da padrona. La freschezza è infatti considerevole,  e talvolta si converte in una leggera “acidulità” un pò pungente. Ed è proprio questa pungenza un pò spregiudicata che mi porta a fare il paragone detto sopra con alcuni vinsanti. Finale ammandorlato comunque piacevole.

Quando un vino non mi coinvolge granchè anche le parole latitano, comunque ribadisco: vino di tutto rispetto ma sentite e lette le lodi mi aspettavo un pizzico di più. Chissà forse proprio le aspettative che mi ero creato lo hanno punito oltremodo al mio palato. Mi riservo comunque di riprovarlo se ne capiterà l’occasione.

(leggete anche quest’altra mia aggiunta forse più esplicativa su Vinix)

Sagrantino di Montefalco passito 2006 – Arnaldo Caprai

12/02/2012

Stavolta, contrariamente a quellò che faccio solitamente, ho scelto questa bottiglia proprio in base al piatto che avevo in tavola. Una coppia di amici ha portato un salame dolce di cioccolato, e ciò ha reso la mia scelta “obbligata” (anche perchè era l’unico rosso dolce che avevo in cantina 😉 ).

Questo Sagrantino passito ha un colore scuro, rubino con qualche accenno granato.
I profumi sono delicati, non particolarmente intensi, dove a farla da padrone è la frutta, con ciliege cotte e marmellata di amarene, sentori balsamici e una leggera nota di cacao.
In bocca è pieno, caloroso, morbido, piacevole la polposità che si riesce a masticare, con un tannino ancora un pò rude,  mordace e asciugante su lingua e gengive, anche se in modo non particolarmente aggressivo. Vino di carattere ancora un pò austero, che dopo la deglutizione rimane ad aggirarsi per il palato per un buon tempo ancora.

Incredibilmente felice l’abbinamento con il salame di cacao amaro: vino e dolce si affrontano fieri e leali ed escono a braccetto senza nè vinti nè vincitori, lasciando una bocca pulita e bramosa.

Umbria Rosso “San Valentino” 2006 – Paolo Bea

04/02/2012

Ne ho sempre sentito parlare bene, ma trovare bottiglie di Giampiero Bea in giro non è cosa affatto semplice.
Quindi se Maometto non va alla montagna…decido di contattare direttamente la cantina e farmene spedire qualche bottiglia.

La prima che decido di aprire è questo Umbria Rosso “San Valentino” annata 2006, imbottigliato nel 2009, come riporta la sempre esaustiva etichetta, scritta a mano,  che viene impressa su ciascuna bottiglia prodotta. Questo IGT è prodotto da un uvaggio di uve locali, Sangiovese, Montepulciano e Sagrantino, cosa che apprezzo sempre in un vino.

Si presenta con un colore rubino buio, impenetrabile, al naso porta profumi di prugna e di viola, note ferrose accompagnate da un leggero sentore iodato, e sul finire anche un ricordo di incenso.
In bocca esprime subito un buon corpo e scivola setoso su tutta la lingua. Fruttato, polposo, dotato di una buona dinamicità e con una punta tanninica che rilascia un leggero e piacevole retrogusto amarognolo.
L’alcol è ben presente (13,5°), ma magistralmente bilanciato con un’ottima struttura. Spesso capita che in molti vini, l’alcolicità si scompone proprio sul finale, quando dopo la deglutizione ti lascia una leggera ma fastidiosa sensazione di bruciore in gola, cosa che qui non succede assolutamente. Vino genuino e di buona beva, lascia in bocca un durevole ricordo di un gusto fine e caratteristico.

Alla prima prova Bea non tradisce, le positive voci sentite su questa cantina trovano pieno riscontro nel mio primo assaggio.

Sagrantino di Montefalco 2004: Colleallodole

05/12/2011

Durante una 2giorni in Umbria non poteva mancare una bottiglia di Sagrantino. In realtà prima di partire avevo in mente altre cantine, ma abbiamo dovuto sottostare alle offerte che la carta dei vini del ristorante ci proponeva.

Di rientro verso casa abbiamo fatto tappa a Montone, borgo piccolo e carinissimo sito tra Umbértide e Città di Castello. Qui abbiamo pranzato alla Locanda Da Verziade, locale ben curato sia nell’arredamento che nei piatti. Personale veramente molto gentile e cortese (anche se la decantazione di questo vino non mi pareva necessaria).
Terminato il Perticaia in cantina (anche se il mio sogno era un Bea), abbiamo girato le nostre attenzioni verso un Sagrantino della Fattoria Colleallodole.

Colore rubino intenso, impenetrabile, con riflessi granati. Al naso portava profumi di frutta. Frutta matura, marmellatosa, cotta, seguita da sentori di vaniglia, tostati (cacao) e di cuoio. Non mancavano nemmeno accenni terrosi. Davvero un ampio ventaglio odoroso.
Al gusto si presenta decisamente pieno, di grande struttura, morbido e rotondo. I suoi 14°  di alcol, si percepiscono tutti ( a tratti sembra leggermente bruciante, ma giusto una punta, forse perchè dovevo ancora iniziare a mangiare), avvolgente in bocca, con un tannino percepibile ma non aggressivo. Perde un pò nel finale con una persistenza gustativa discreta, ma non lunghissima.

Sicuramente un buon prodotto, ma i vini della vita sono altri (per me).

Montefalco Sagrantino 2004 – Colpetrone

06/04/2011

L’altra sera, in una cena con amici, ho aperto questa bottiglia che da qualche tempo sonnecchiava in cantina.

Per questo tipo di vino ho estratto dalla vetrina calici a balloon grande con bordo svasato (gentilmente regalati dai miei amici 😉 ), particolarmente indicati per questi vini di buona struttura e tannicità. Questo perchè la svasatura del bicchiere permette al liquido di dirigersi inizialmente verso la punta (dove percepiamo le sensazioni di dolcezza) e verso i bordi della lingua (dove si percepiscono acidità e sapidità), anzichè arrivare immediatamente al centro della lingua (dove la fa da padrone la sensazione di astringenza data dal tannino) e verso il fondo del cavo orale (dove si percepisce la sensazione amara). Per questo si evita che vini tannici abbiamo un impatto iniziale in bocca un pò troppo duro.

Versato nel bicchiere ci ha messo un pò prima di risvegliarsi dal suo torpore. L’odore di chiuso, anche se a fatica, tratteneva il ventaglio odoroso che di lì a poco si sarebbe sprigionato.
Profumi di frutta cotta, marmella, cannella, vaniglia, sensazioni terrose, si sono poi finalmente liberati regalandoci splendide sensazioni.
Un ingresso in bocca sicuramente intenso, ci ha rivelato un tannino ammorbidito, una ben presente nota alcolica e una buona persistenza. E’ però rimasto indietro, nonostante la sua grande morbidezza, rispetto al piatto che stava accompagnando: involtini all’aceto balsamico e grana.
Ma questa sconfitta presenta diverse attenuanti:
1) non è sempre semplice sposare aceto, anche se balsamico, e vino;
2) forse anche io mi ero un pò fatto scappare la mano con l’aceto ;).

Ottima bevuta comunque (anche i miei amici hanno apprezzato 8) ).