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Merlot “Vigna Ghilotto” 2010 – Casa ElvirA

13/11/2013

Gaetano Zarantonello e la sua famiglia lavorano con passione i vigneti di Casa ElvirA, a San Germano dei Berici.
Il nome dell’azienda è stato ispirato da tale Elvira, madre di 14 figli, vista come sinonimo della generosità della terra. Dal 1987 ElvirA coltiva i propri vigneti con rispetto per la natura seguendo i dettami dell’agricoltura biologica.

merlot casa elvira

Annuso questo merlot 2010 e subito mi ritornano alla mente ricordi bucolici, di cantine di un tempo, del vino del contadino dietro casa. Note di frutti di bosco miscelati a sentori di sottobosco e fieno fresco, appena tagliato.
Lontano da i soliti indistinti merlot morbidoni e ruffiani, questa bottiglia si rivela esuberante, snella, con una leggera rusticità. Pare forse più giovane di quello che è in realtà e la freschezza balsamica la rende estremamente bevibile e godibile, tanto che la mescita risulta davvero facile.
Un vino che non ti aspetti, davvero una bella bevuta.

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Roncaie 2012 – Giovanni Menti

17/07/2013

garganega menti
Che dire? Applausi per questa garganega sui lieviti.

Mentre bevi un vino così in una serata estiva anche le famigerate aedes albopictus non paiono poi così fastidiose.
Rifermentazione in bottiglia e nessuna aggiunta di solfiti all’imbottigliamento.
Profumi agrumati e pungenze di biancospino, con fatui contorni di note erbacee.
Scorrevole nella sua disarmante semplicità, con bollicine compatte, fuse in un tutt’uno carezzevole e fragrante che avviluppa il palato.
Scattante, dritto, con sapori citrini che terminano in una punta amarognola pompelmosa. La mancata sboccatura a mio parere dà equilibrio, bilancia alla perfezione il liquido conferendogli succosità e sorso che non si spegne facilmente.
Un vero vin de soif.

Prosecco di Valdobbiadene – Casa Coste Piane

11/07/2012

Impegni di studi non mi avevano dato ancora il tempo di ringraziare Davide (futuro enologo) che qualche giorno fa ha ospitato questa mia degustazione sul suo blog.

Perchè non cambiare nome alla DOC Prosecco?

16/02/2012

Ormai sappiamo tutti che la lista delle DOCG è arrivata a 74 (!) denominazioni, il che significa, come avevo già detto qui, che nell’ultimo anno sono aumentate di circa il 50% ( 😯 ).
Alcune novità sono piuttosto curiose: la DOCG Lison è la prima garantita, se la memoria non mi inganna, ad essere in “comproprietà” tra due regioni (Veneto e Friuli), o la DOCG Alta Langa estesa su un territorio notevolmente vasto (forse troppo).

Altre potrebbero invece creare un pò di confusione, come la DOC Prosecco, che fa da “antagonista” alle altre 2 DOCG di questo vino: Colli di Conegliano e Colli Asolani.
Lasciando da parte il fatto che anche il territorio di questa denominazione è vastissimo (coinvolge quasi interamente Veneto e Friuli), leggere in etichetta comunque “Prosecco” rischia di confondere il consumatore meno esperto.

Prosecco è un nome noto, che indica un bianco frizzante e leggero (si sente spesso dire “questo vino è tipo prosecco…”) e qualitativamente valido. Per questo chiunque conosce questo nome che associa ad una ben determinata tipologia di vino.
Trovando tra gli scaffali di un market numerose bottiglie con la stessa scritta “Prosecco”, l’acquirente rischia di non sapere realmente che vino si trova di fronte, e di scegliere solo in base al prezzo o al disegno dell’etichetta!
Così si rischia che la DOCG diventi pressochè inutile, con l’eventualità di non valorizzare adeguatamente il prodotto, come se facessero un Barolo DOCG e un Barolo DOC…. che senso ha?

Perchè non cambiargli il nome allora?
Che ne so chiamiamolo “Bianco di Prosecco” (chi ha più fantasia ben venga),  che anche i non addetti ai lavori capiscano che c’è una differenza, non solo economica ma anche qualitativa tra i diversi vini.

Valpolicella “Ripasso” Campi Magri 2008 – Corte Sant’Alda

30/01/2012

A seguito ad una gita nel centro di Parma, al rientro abbiamo fatto tappa per una lauta cenetta all’osteria “Ai due platani” di Coloreto, scelta dopo il solito setaccio minuzioso in rete ;).
Locale che consiglio vivamente per la qualità dei piatti, e per la carta dei vini decisamente interessante (Donati, Pepe, Sant’Alda, Tirelli, Beppe Rinaldi tanto per nominarne alcuni…).

Noi abbiamo scelto come accostamento alla nostra cena, un Valpolicella Ripasso “Campi Magri” 2008, di Corte Sant’Alda, con poche analogie rispetto ad un’altro Ripasso che ricordo, quello della Locanda del Bugiardo.

Corte Sant’Alda, come riportato anche in etichetta sulla bottiglia, produce vini da agricoltura biologica (e da qualche anno biodinamica), derivanti da fermentazioni spontanee ad opera di lieviti indigeni.
Il Campi Magri è un vigneto di circa 8 anni esteso su poco meno di un ettaro, con una densità di circa 7000 piante/ha (non male).

Questo Ripasso 2008 (annata ricordata per il tremendo attacco di peronospora) si presenta di unbel rosso rubino, accompagnato da profumi delicati , terrosi, di amarena e di pepe verde.
Di buon nerbo, con valida acidità che invoglia al sorso, sorretta da un buon corpo. Dinamico, succoso in bocca, rifugge la ricerca di una morbidezza piaciona e stucchevole, non grasso (sensazione che potremmo ritrovarla nella tipologia), con una discreta presa tannica,  da apprezzare per il suo essere schietto e diretto.  Un vino fine e pulito. 

Buona digeribilità, vino non pesante, inutile confermare che non ha lasciato strascichi negativi nè la sera stessa, nè tantomeno la mattina seguente. Questa bevuta rende ancor più piacevole il sapere di avere a casa un paio di bottiglie di questa cantina ;).

Rosso Masieri 2010 – La Biancara di Angiolino Maule

18/01/2012

Dopo aver assaggiato tempo fa il Pico, l’altra sera ho provato per la prima volta un rosso di Maule.
Il Rosso Masieri è un uvaggio di Cabernet Sauvignon e Merlot, e mi ricorda un pò il vino genuino du cui parlava Mario Soldati nel suo “Vino al vino”.

Colore rosso rubino con riflessi purpurei, ci mette un pò ad aprirsi. Appena versato nel bicchiere è ancora chiuso, rivela una nota di zolfo, di pietra focaia, ma pian piano lascia uscire i suo fresco bagaglio odoroso, che ricorda viole, ciliegie e frutti di bosco.
In bocca è vivo, di una bevibilità estrema e di buona profondità. Succoso e polposo, al palato mostra tutta la sua vivacità e freschezza, risultando gentile ma deciso e di buon nerbo, rilascia un fin di bocca piacevolmente amarognolo.

Dopo la deglutizione non si sente assolutamente una eventuale pesantezza alcolica, anzi è decisamente forte il richiamo di un altro sorso 😉

Lison-Pramaggiore Cabernet Franc 2008 – Borgomolino

19/12/2011

Vino rosso rubino, non particolarmente carico, che porta con sè profumi delicati di viola, accompagnati da note fruttate come ciliegie e more e leggere sensazioni erbacee.
L’ingresso in bocca è timido, ristretto e incisivo, non stimola in modo equo le papille gustative, ma raggiunge principalmente quelle preposte alle sensazioni acide, il che denota una buona freschezza e una discretà angolosità, e nemmeno dopo qualche secondo riesce ed espandersi e ad avvolgere interamente la cavità orale.
Esile nel corpo, con una struttura non particolarmente ricca, dotata di un’alcolicità ben bilanciata e un tannino di poca presa, quasi impercettibile, se non fosse per la leggera punta amarognola che lascia sul fondo della lingua dopo la deglutizione. Persistenza non particolarmente durevole.

Vino beverino, da tutto pasto, c he a mio parere  poco si addice agli abbinamenti proposti nel loro sito (selvaggina e formaggi invecchiati). Questi piatti così decisi e strutturati lo coprirebbero sicuramente, meglio accostarlo a carni bianchi e  primi leggermente strutturati (non oltre una pasta al ragù).