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Vinitaly 2014 and Co.

28/03/2014

vivit-vinitaly

Si sta avvicinando uno dei periodi più attesi dagli enofili di tutto il mondo, quello che vede l’avvento di 3 tra le più importanti fiere del settore in Italia.
Il prossimo weekend il triangolo Verona-Cerea-Sarego sarà teatro in contemporanea di Vinitaly, ViniVeri e VinNatur.
Quest’anno per me ci sarà l’onore (e l’onere) di raccontare e, soprattutto, far assaggiare i vini della Fattoria La Maliosa al Vi.Vi.T., il padiglione con tendenze natural-bio del Vinitaly.

fattoria la maliosa

Ho accettato (e ringrazio per questo l’incosciente Niccolò Desenzani per aver proposto il mio nome e l’Azienda nella persona di Antonella Manuli per la fiducia accordatami) la proposta ancor prima di conoscere i vini perché interessato e intrigato dal connubio che si è formato da poco più di un anno con l’agronomo piemontese Lorenzo Corino (proprio nei giorni della fiera verrà presentata la prima annata seguita interamente da lui in vigna ed in cantina) di cui ho sentito solo ottime parole (da Luigi Fracchia in primis).
Anche se nei giorni di vigilia sicuramente un mix di orgoglio e ansia da prestazione mi assalirà (io matricola sarò all’altezza? Ai posteri l’ardua sentenza…) sono convinto che sarà un’esperienza davvero meritevole.

Quindi, se per caso in quei giorni bazzicate il salone magari ci si vede allo stand 75 del padiglione 12 e si fa una sbicchierata assieme! 😉

 

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Il calice di Pandora, da scoprire

03/05/2012

Leggendo qualche giorno fa un post di Andrea Scanzi mi sono imbattuto in una nuova metodologia di vinificazione a me finora sconosciuta: il cosiddetto “metodo Pandora”.
Ho iniziato quindi a spulciare la rete alla ricerca di informazioni utili per approfondire l’argomento.

I vini di “Pandora” sono stati già presentati al Vinitaly 2011.
Io non mi smentisco mai e c’arrivo sempre un pò lungo 😉 .

Non ho trovato moltissimo sul web (forse per scarsa applicazione), solo qualche notizia estrapolata dalla loro pagina facebook e da un da un recente post su Winesurf. Da qui si evince  che il metodo Pandora è una novità applicativa dei principi della biodinamica per un processo di vinificazione naturale al 100%. Una piccola brochure da facebook dice che non vengono aggiunti nè solfiti, nè lieviti selezionati, nè sostanze di origine animale.
Il vino prodotto con questo metodo, continua il pieghevole, ha un’ottima resistenza a invecchiamento, all’ossidazione, agli stress termici ed al trasporto, ed inoltre un’ottima capacità di conservare la struttura.
Su questi punti sarebbe molto interessante cosa in particolare dà queste enormi potenzialità al vino.

Sempre dalla pagina facebook vengono segnalate vinificazioni con questo metodo su parecchi vitigni, in varie regioni italiane. Presumo quindi che i viticoltori richiedano l’aiuto a chi ha ideato questo metodo per vinificare le proprie uve, e poi la bottiglia verrà etichettata con il logo Pandora (credo).
Anche qui bisogna approfondire.

Questa metodologia è certamente positiva da un punto di vista di impatto ambientale, ma mi pare che praticamente tutti i viticoltori naturali seguano già certi protocolli. Forse non escludono le sostanze di origine animale, probabilmente usate nelle chiarifiche, ma dal momento che molti non le fanno anche qui viaggiano pari.
Cosa strana: leggendo su Winesurf sembra che la bozza del disciplinare ammetta l’utilizzo di lieviti selezionati….

Ora mi sfugge bene il pensiero che sta dietro al “nessun taglio o aggiunta di mosti e vini di diversa natura“. Letta così direi quindi che i vini vinificati con tale metodologia siano tutti monovitigno.

Nell’attesa di avere notizie più chiare in merito a questa interessante procedura, credo che tale vinificazione naturale renda sicuramente il prodotto più digeribile, però forse, come dicono alcuni sostenitori, pensare che questi vini “…“non ubriacano anche se alcuni  raggiungono i 14 gradi, sono a prova di etilometro, paradossalmente potrebbero essere bevuti anche da donne in gravidanza…” mi sembra un tantino esagerato 😉

Bere è piacere

20/04/2012

Quando si dice che non solo gli addetti ai lavori partecipano al Vinitaly è proprio vero. Tra gli imbucati, da qualche anno, ci sono anche mia sorella con una sua amica, che partecipano più perchè riesco a trovargli i biglietti omaggio che per estrema passione enoica.
Questa è anche una perfetta occasione per me di dimostrarmi l’esperto (??) di famiglia consigliandole le cantine da provare, che in genere gradisce sempre esaltando così il mio ego.
Anche perchè gli assaggi che propongo sono sinonimi di garanzia ferrea.
Tanto per farvi un esempio quest’anno la lista comprendeva tra le altre: Poderi Sanguineto, Arianna Occhipinti, La Stoppa, Sanfereolo, Coulee de Serrant etc… (praticamente il ViViT). 

Ok lo ammetto mi piace vincere facile… 😉

Ogni anno da questa esperienza però riesce a trovare un suo vino preferito.
Prima Il Sigillo delle Cantine del Notaio, l’anno dopo il Grecante di Caprai e poi l’Es di Fino. Quest’anno tra gli altri ha apprezzato particolarmente i vini di Ar.Pe.Pe. (ça va sans dire..).
L’avevo spinta anche a provare i grandi Nobile di Dora Forsoni (Podere Sanguineto), ma non hanno riscontrato il suo totale gradimento  😯  con la motivazione (senza sapere con che uve venisse prodotto) che aveva un pò troppo quel gusto come di…sangiovese!
Amen.

P.S. per chi pensasse (erroneamente) che sia una provetta sommelier o quant’altro, sappia che una settimana dopo non avendo gradito molto un teroldego ha posto questa domanda: “Anche il Teroldego è sangiovese vero? ”  😉

Evviva l’ingenuità di chi beve per puro piacere senza doversi atteggiare.

L’infiltrato

02/04/2012

Questo post nasce da un  pensiero puramente personale (e magari a tratti fazioso) dopo aver letto vari commenti in merito ad uno degli argomenti più trattati (forse IL più trattato) dalla rete in questi giorni di saloni enoici.
Ovviamente il tema è quello dei vini naturali (basta virgolette, basta anteporre cosiddetti, io li chiamo così voi chiamateli come vi pare) e del tormentone ViViT.

Quest’anno come ormai tutti saprete i vinnaturalisti quest’anno si sono fatti in 3. Eh già perchè oltre alle classiche Villa Favorita e Cerea si sono messi in mezzo pure quei furbacchioni del Vinitaly, che hanno pensato bene di cavalcare la moda del momento allestendo un (piccolo) padiglione per ospitare quei produttori che hanno voluto provare a battere più strade.

Sembra che l’avvenimento sia stato un successone, dalle voci lette in rete. Il PalaExpo era un formicaio, una media di visitatori che superava di gran lunga quella di ogni altro padiglione. Immagino quindi che chi abbia fatto questa scelta sia stato ampiamento soddisfatto.
Non tutti però.

Come dice Nicolas Joly (guru francese della viticoltura biodinamica) “Gli spazi sono risicati ed i produttori sono costretti a stare gomito a gomito l’uno con l’altro. Non ci sono i minimi spazi vitali né tantomeno la possibilità di appartarsi con appassionati ed operatori del settore“.
Eh sì caro Nicolas, penso proprio che a Verona abbiano un’idea di vino che non sià proprio simile alla tua, si chiama business.
Infatti devo ammettere che sono rimasto davvero stupito e spaesato dalla sua presenza al salone. Sia chiaro, non voglio entrare nel merito delle scelte (che credo soggettive, accuratamente ponderate e quindi giuste) di chi ha partecipato a Verona, penso solo che il target di visitatori (rispetto alla tipologia di prodotto offerto) sarebbe forse stato più appassionato e partecipe agli altri saloni.

Anche perchè figuriamoci se tutta questa gente che è passata dal PalaExpo non sapeva, negli anni precedenti, che a poca distanze c’erano le altre due manifestazioni dove potevano degustare gli stessi vini (e ancor di più) di quelli assaggiati quest’anno al ViViT.
Quindi perchè tutta questa frenesia, solo quest’anno, per questa tipologia di vini?

Forse perchè il biologico ormai sta facendo la voce grossa e sta diventando un’affare (visto che si sono anche inventati una legge ad hoc per i grandi produttori)? 
Forse perchè ormai i vini naturali sono sulla bocca di tutti, tutti ne parlano e la gente, curiosa, li cerca sempre di più?
Forse c’è qualcosa dietro all’improvviso interesse del Vinitaly per i vini naturali?
Togliamo pure tutti i vari forse…

Mi pare di aver letto una risposta di Nossiter sul blog di Andrea Scanzi, che diceva che non ha importanza perchè questi vini si vendano, l’importante è che si vendano. Ora su questo sono un pò dubbioso, perchè come si sa quando un settore di mercato iniza a fruttare attira la concorrenza, e spesso cercano di entrarci macchiavellicamente tutti, rischiando poi di gettare fango su una tipologia del prodotto (vedi tutte le frodi sul biologico che si sentono).

Come dice Joly “il vino non è un prodotto commerciale, non è qualcosa che si produce solo per fare soldi. Il vino deve suscitare emozioni, è uno strumento per comunicare i colori dell’anima e della vita. Un vino che non è capace di suscitare emozioni è morto, inutile“, ed è un’idea che credo sia il motore della stragrande maggioranza dei viticoltori naturali.

Attenzione allora a non lasciarsi annebbiare la vista da una domanda di mercato che probabilmente non rispecchia questa idea, perchè si rischia di uscire di strada.

P.S. se qualcuno si stesse chiedendo come mai i vignaioli naturali non partecipano a Vinitaly, qui un’interessante risposta di Angiolino Maule.

Consigli (personali) su cosa bere al Vinitaly

21/03/2012

Vinitaly in arrivo, in questi giorni non si parla d’altro.
Per quanto mi riguarda, dopo 2 partecipazioni consecutive, credo che salterò la manifestazione cercando invece di ubiquitarmi tra Villa Favorita e Cerea.
Sono stato indeciso fino all’ultimo, ma le chiacchiere con Francesca dell’Azienda Donati hanno aggiunto qualche peso sul piatto già pieno della bilancia di VinNatur, e la spinta a VinoVinoVino, oltre agli ottimi produttori presenti, l’ha data la voglia di ritrovare e salutare belle persone già incontrate nel recente passato (Ezio Cerruti, Silvio Pistone e Mauro Musso).
Comunque, e credo quest’anno più che mai, anche chi va a Verona potrà affrontare degustazioni molto interessanti.

Spesso gli amici mi chiedono qualche consiglio su cosa provare al Vinitaly. In effetti il Salone può diventare un luogo dedalico se si va senza le idee chiare, e si rischia di rimanere storditi da cotanti banchi d’assaggio.
Qui di seguito una (lunga) lista di quello che, personalmente, consiglio di assaggiare quest’anno.
Sicuramente gran parte del tempo è da trascorrere al ViViT (salone dedicato ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica) al 1° piano del Palaexpo, ingresso A2 visitando i seguenti stand:

  • Arianna Occhipinti;
  • San Fereolo;
  • Foradori;
  • Coulee de Serrant (se veramente ci sono i vini di Joly bevetene a secchi);
  • Marco Sara (un Picolit grandioso);
  • Bera Vittorio;
  • Bressan Mastri Vinai;
  • Dalzocchio;
  • I Vigneri;
  • Ar.pe.pe.
  • La Stoppa;
  • Monte dall’ora;
  • Monte di Grazia;
  • Giovanni Menti (le degustazioni di Tirebouchon sono una garanzia);
  • Emidio Pepe;
  • Paraschos (anche Desenzani non sbaglia un colpo);
  • Emidio Pepe;
  • Tenuta di Valgiano;
  • Tenuta Grillo;
  • Paradiso di Manfredi (uno tra i migliori Brunello di Montalcino);
  • Tenuta Selvadolce
  • Skerk;
  • Cantina Giardino;

Altri al di fuori del PalaExpo:

  •  Le Due Terre (se lo dice Luigi Fracchia credetegli) (Friuli PAD. 7B- STAND L5);
  • Bele Casel (Fabio D’Uffizi dixit) (Veneto PAD. 5- STAND C8);
  • Carbone (sempre grazie a Fabio D’Uffizi) (Basilicata PAD. 7B- STAND B8/B9/C8/C9);
  • Ciro Picariello (Campania PAD. B);
  • Radikon (Friuli PAD. 6- STAND E7);
  • Gianfranco Fino (Puglia PAD. 10- STAND F3/F4 box 38);
  • Poderi Sanguineto (Toscana PAD. 8- STAND D12-D13);
  • Sedilesu Giuseppe (Sardegna PAD. 7B- STAND A3/C7);
  • Didier Gerbelle (Val d’Aosta PAD. 11- A3/B3);
  • Le Piane (Piemonte PAD. 7- STAND C10);

Ho cercato un pò di scremare ed ho evitato i nomi soliti (Biondi Santi, Caprai etc…) che comunque sono sempre garanzia di qualità, cercando di stimolarvi a scoprire realtà non conosciute da tutti.
Sicuramente ce ne saranno molti altri degni di nota, ma non ho avuto tempo di sfogliare tutto il catalogo di Vinitaly ;).
Comunque se qualcuno volesse indicare qualche altra cantina davvero meritevole il suggerimento è ben accetto.

P.S. grave dimenticanza, non avevo visto anche:
– Cascina i Carpini (PAD. 9 STAND 6B);
– Ka Mancinè (PAD. 11- STAND A4);
– La Basseta di Donadi Maurizio (PAD. 3- STAND B5);

Come si può fare un vino socialmente utile?

02/03/2012

Quest’anno al Vinitaly si parlerà di come poter valorizzare la figura del viticoltore. In un epoca dove la parola d’ordine è “spendere meno di poco” (a prescindere sic!) anche l’uva si trova inevitabilmente travolta da questa imposizione del mercato.

Spesso il prezzo del frutto è talmente basso da obbligare i vignaioli lasciare invendemmiati i grappoli o addiruttura ad estirpare i loro vigneti, per evitare di lavorare in perdita. Tutto questo per poter poi piazzare nella GDO bottiglie di vino a 1-2 €. Vini che potremmo definire non socialmente utili, visto che rischiano di essere la causa dell’estirpazione di una o più vigne, e la conseguente perdita del lavoro per il viticoltore.
Partendo dal presupposto che il vino non è un bene di prima necessità, preferisco bere una bottiglia genuina da 10€ piuttosto che 10 bottiglie da 1€ che del vino hanno solo il nome.
A volte bisognerebbe domandarsi che storia c’è dietro a vini con prezzi irrisori.

Credo che questo gioco al ribasso potrebbe essere un disincentivo per l’agricoltore, che visto il guadagno striminzito (sempre che ci sia) non è motivato ad ottenere un prodotto qualitativamente superiore, che inevitabilmente porterebbe ulteriori costi e fatiche.

Per poter ottenere un vino socialmente utile è necessario che il lavoro del vignaiolo sia gratificante dal un punto di vista personale ed economico, pagando la qualità per permettere la
sopravvivenza a viticoltura e viticoltore.
Quando acquisto un qualunque prodotto lo pago in base alla sua qualità (o almeno così dovrebbe essere, sic!), e perchè non fare lo stesso per l’uva? E come fare?
Magari con maggiori
 controlli e con assistenza tecnica mirata ai viticoltori, proprio da parte di quelle Cantine Sociali e/o grandi Aziende Vitivinicole che acquistano i grappoli, per cercare di spingere verso una produzione qualitativa nel vigneto. Qualità che deve però avere il suo tornaconto economico, partendo da un prezzo base che via via sale in proporzione alla qualità del raccolto.

Ricupo 2005 – Cantine D’uva

22/02/2012

Correva l’anno 2009 quando leggendo un numero de “Il Mio Vino” scoprii il vitigno Tintilia, fino ad allora a me sconosciuto.
Era un articolo che parlava della cantina di Angelo D’uva, in Molise.

Incuriosito da questa novità (per me) decisi di scrivere una mail direttamente alla cantina per ordinare qualche bottiglia.
Alla fine optai per 2 bottiglie di Tintilia, 2 bottiglie di Ricupo e 2 di Console Vibio.
La cortesia e la premura del sig. Angelo e dei suoi collaboratori furono veramente encomiabili. In pochi giorni mi arrivò il pacco e dopo qualche tempo, in occasione del Vinitaly, mi omaggiò di un paio di pass d’ingresso (io poi contraccambiai quando andai a visitarlo al suo stand con una bottiglietta di prezioso Aceto Balsamico Tradizionale di Modena che, per i profani, è ben lungi dall’AcetoBalsamicoebasta. Era il minimo che potessi fare).

Durante la nostra visita a Verona, il signor Angelo ci raccontò della sua Azienda Agricola a Larino (CB), del suo metodo di coltivare i pomodori e gli altri ortaggi, con una passione incredibilmente coinvolgente. Così come i suoi vini.

Ieri sera ho stappato l’ultima bottiglia rimasta, un Ricupo 2005.
Vino dal colore granato intenso, impenetrabile, in piena sintonia col suo nome (che in realtà deriva dalla contrada dove è situata l’azienda).
Al naso porta profumi di frutta matura, spezie dolci, pepe, cuoio, e leggere note balsamiche. Ricco e pieno all’assaggio, con un’ottima struttura e un’acidità ben bilanciata fusa perfettamente con la morbidezza e il grado alcolico. Polposo e denso in bocca che si potrebbe quasi masticare, il tannino è ancora ben presente ma non particolarmente incisivo.

Un piccolo accenno lo merita anche il suo passito, l’Egò, che assaggiai proprio a Verona. Aveva un profumo talmente intenso che si sentì non appena stappò la bottiglia (e noi eravamo al dilà del banco!), ed anche in bocca era decisamente piacevole. Mi sono sempre ripromesso di acquistarne una bottiglia, ma devo ancora adempiere a questo “impegno”. Ma è un vino che non dimentico.