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Appunti sparsi da Cerea

14/04/2014

Nonostante le avverse previsioni della vigilia sabato 5 aprile sono riuscito a ritagliarmi un momento per fare una capatina a ViniVeri, e devo dire di essere rimasto piacevolmente stupito da tanti assaggi veramente meritevoli. Perdonatemi le descrizioni un po’ approssimative ma gli ormai 10 giorni trascorsi, con in mezzo anche l’impegno Vivit, hanno dato una decisa spallata ai miei ricordi più profondi. Comunque, un solo giorno libero e 2 fiere da voler visitare. Tra Villa Favorita e Cerea ha la meglio quest’ultima perché in quella data gli amici erano lì concentrati. viniveri Appena arrivato vengo infatti sequestrato da Mauro Cecchi e Luigi Fracchia che come Virgilio e Beatrice (decidete voi chi è l’uno e chi l’altro) mi conducono attraverso quel sottile confine tra l’inferno e il paradiso. Dall’Umbria una realtà poco conosciuta da seguire con molta attenzione, Tenuta Baroni Campanino, che fa un ciliegiolo rifermentato dal naso molto grasparossa, e la ormai nota Collecapretta sempre con vini da alta classifica. In particolare i trebbiano spoletino hanno folgorato i miei neuroni. Dall’Abruzzo la cantina Rabasco, da una dritta dell’amico Jacopo Cossater, si merita una sicura menzione per la valida qualità dei suoi vini. Fabbrica di San Martino ha tirato fuori un Arcipressi ’13 da urlo, un vero vin de soif a tratti”rodaneggiante”, e sempre in lucchesia di Macea ricordo un Sauvignon ’12 dritto e scorrevole, un Pinot Grigio ’11 non immediato ma da alte soddisfazioni e un Campo Caturesi ’11 rosso di grande slancio e freschezza. Bernabeleva è stata una magnifica scoperta dalla Spagna (altamente sponsorizzata dal buon Fracchia), vini di un’acidità bellissima, rossi compresi, che abbattono quel muro di luoghi comuni per cui oltre i Pirenei escono solo rossi ciccioni e opulenti. E poi il solito Ezio Cerruti, il suo Fol ’13 (moscato secco) si presenta ancor meglio della già ottima annata (la prima) precedente. Niente male anche i vini di Borgogna di Roland Pignard, il Regnie più immediato e diretto, il Morgon più complesso. Poi sotto la guida di Stefano Amerighi, uno che di Syrah un pochino se ne intende, si va ad assaggiare in Rodano Domaine Du Coulet il cui Brise Cailloux ’11, quest’annata macerata anche coi raspi, ha una marcia in più. Freschezza strepitosa che invoglia alla beva. Unico rammarico aver mancato Joly, al mio palato ancora sconosciuto.    

Istantanee da ViniVeri 2013

09/04/2013

Sabato è stata la mia prima volta a Cerea.
La location non sarà molto romantica (un tipico capannone industriale) ma è spaziosa e permette visita e sosta ai banchi senza particolari pressioni.
Sempre bello poi il lato social di questi eventi, le chiacchiere e le degustazioni assieme a vecchi e nuovi amici , produttori e non, vanno ben oltre il calice di vino.
Siccome le condizioni fieristiche non sono mai ottimali (per me) per descrivere assaggi con i dovuti dettagli e la giusta accuratezza (anche perché dopo l’ennesimo calice le papille sono duramente provate) qui di seguito solo qualche rapida impressione di quei passaggi che mi sono rimasti maggiormente impressi.

Vini Veri - Cerea

Ringrazio innanzitutto l’amico Davide Vanni che mi ha fatto conoscere gli interessanti i bianchi lungomacerati di Ronco Severo. Il Pinot Grigio 2010, Severo Bianco 2010 (Tocai, Chardonnay e Picolit) e uno Chardonnay 2005 ormai fuori produzione, trovato per caso in qualche anfratto delle cantine,  sono vini pieni, austeri, di notevole personalità anche se il primo approccio potrebbe risultare un pò difficile. Per chi apprezza la tipologia però sono sicuramente da provare. Il bianco San Martino 210 2010 (trebbiano, malvasia, ansonica) de La Busattina è stato tra i ricordi più piacevoli del pomeriggio, succulento con ritorni citrini e fruttati, lascia in bocca una piacevole freschezza . Beverino e minerale il bianco 2011 da uve Cortese di Laiolo Reginin, bella tipicità per le sue 3 barbere, dritte e taglienti in bocca, particolare invece la 4a versione spumantizzata a Metodo Classico (che a me non ha conquistato appieno), ingresso morbido in bocca, con finale leggermente amarognolo. I Barbaresco ’10 (da vasca) e ‘09 di Cascina Roccalini, sono vini giovani, di buon nerbo e ancora un pò scontrosi, ma da seguire con attenzione. Non male il Pettirosso 2012 di Campi di Fonterenza, un sangiovese di piacevole beva, fresco e scalpitante. Stesse sensazioni accompagnate da note speziate e una freschezza balsamica anche per i rossi de L’Acino, il Tocco Magliocco 2009 e il Chora 2011 (magliocco e malvasia nera).  Mi sono concesso anche un’ennesima verticalina di Dolcetto alla postazione di San Fereolo, partendo da un Valdibà ’11, schietto e diretto, per continuare poi con il San Fereolo (’07-’06-’05-’04-’03 in sequenza). E’ sempre un piacere intrattenersi con Nicoletta ed è sempre un piacere assaggiare i suoi vini. Dulcis in fundo scelgo di voler chiudere in bellezza (certo di non sbagliare) con il Sol ’08 di Cerruti, passito da uve moscato. Annata strepitosa, la migliore secondo Ezio, dove una buona acidità regala un equilibrio lisergico che richiama spaventosamente alla beva. Un sorso ti mette in pace con il mondo.  Non credo di esagerare affermando che il Sol è un vino oggettivamente buono.

L’infiltrato

02/04/2012

Questo post nasce da un  pensiero puramente personale (e magari a tratti fazioso) dopo aver letto vari commenti in merito ad uno degli argomenti più trattati (forse IL più trattato) dalla rete in questi giorni di saloni enoici.
Ovviamente il tema è quello dei vini naturali (basta virgolette, basta anteporre cosiddetti, io li chiamo così voi chiamateli come vi pare) e del tormentone ViViT.

Quest’anno come ormai tutti saprete i vinnaturalisti quest’anno si sono fatti in 3. Eh già perchè oltre alle classiche Villa Favorita e Cerea si sono messi in mezzo pure quei furbacchioni del Vinitaly, che hanno pensato bene di cavalcare la moda del momento allestendo un (piccolo) padiglione per ospitare quei produttori che hanno voluto provare a battere più strade.

Sembra che l’avvenimento sia stato un successone, dalle voci lette in rete. Il PalaExpo era un formicaio, una media di visitatori che superava di gran lunga quella di ogni altro padiglione. Immagino quindi che chi abbia fatto questa scelta sia stato ampiamento soddisfatto.
Non tutti però.

Come dice Nicolas Joly (guru francese della viticoltura biodinamica) “Gli spazi sono risicati ed i produttori sono costretti a stare gomito a gomito l’uno con l’altro. Non ci sono i minimi spazi vitali né tantomeno la possibilità di appartarsi con appassionati ed operatori del settore“.
Eh sì caro Nicolas, penso proprio che a Verona abbiano un’idea di vino che non sià proprio simile alla tua, si chiama business.
Infatti devo ammettere che sono rimasto davvero stupito e spaesato dalla sua presenza al salone. Sia chiaro, non voglio entrare nel merito delle scelte (che credo soggettive, accuratamente ponderate e quindi giuste) di chi ha partecipato a Verona, penso solo che il target di visitatori (rispetto alla tipologia di prodotto offerto) sarebbe forse stato più appassionato e partecipe agli altri saloni.

Anche perchè figuriamoci se tutta questa gente che è passata dal PalaExpo non sapeva, negli anni precedenti, che a poca distanze c’erano le altre due manifestazioni dove potevano degustare gli stessi vini (e ancor di più) di quelli assaggiati quest’anno al ViViT.
Quindi perchè tutta questa frenesia, solo quest’anno, per questa tipologia di vini?

Forse perchè il biologico ormai sta facendo la voce grossa e sta diventando un’affare (visto che si sono anche inventati una legge ad hoc per i grandi produttori)? 
Forse perchè ormai i vini naturali sono sulla bocca di tutti, tutti ne parlano e la gente, curiosa, li cerca sempre di più?
Forse c’è qualcosa dietro all’improvviso interesse del Vinitaly per i vini naturali?
Togliamo pure tutti i vari forse…

Mi pare di aver letto una risposta di Nossiter sul blog di Andrea Scanzi, che diceva che non ha importanza perchè questi vini si vendano, l’importante è che si vendano. Ora su questo sono un pò dubbioso, perchè come si sa quando un settore di mercato iniza a fruttare attira la concorrenza, e spesso cercano di entrarci macchiavellicamente tutti, rischiando poi di gettare fango su una tipologia del prodotto (vedi tutte le frodi sul biologico che si sentono).

Come dice Joly “il vino non è un prodotto commerciale, non è qualcosa che si produce solo per fare soldi. Il vino deve suscitare emozioni, è uno strumento per comunicare i colori dell’anima e della vita. Un vino che non è capace di suscitare emozioni è morto, inutile“, ed è un’idea che credo sia il motore della stragrande maggioranza dei viticoltori naturali.

Attenzione allora a non lasciarsi annebbiare la vista da una domanda di mercato che probabilmente non rispecchia questa idea, perchè si rischia di uscire di strada.

P.S. se qualcuno si stesse chiedendo come mai i vignaioli naturali non partecipano a Vinitaly, qui un’interessante risposta di Angiolino Maule.

Consigli (personali) su cosa bere al Vinitaly

21/03/2012

Vinitaly in arrivo, in questi giorni non si parla d’altro.
Per quanto mi riguarda, dopo 2 partecipazioni consecutive, credo che salterò la manifestazione cercando invece di ubiquitarmi tra Villa Favorita e Cerea.
Sono stato indeciso fino all’ultimo, ma le chiacchiere con Francesca dell’Azienda Donati hanno aggiunto qualche peso sul piatto già pieno della bilancia di VinNatur, e la spinta a VinoVinoVino, oltre agli ottimi produttori presenti, l’ha data la voglia di ritrovare e salutare belle persone già incontrate nel recente passato (Ezio Cerruti, Silvio Pistone e Mauro Musso).
Comunque, e credo quest’anno più che mai, anche chi va a Verona potrà affrontare degustazioni molto interessanti.

Spesso gli amici mi chiedono qualche consiglio su cosa provare al Vinitaly. In effetti il Salone può diventare un luogo dedalico se si va senza le idee chiare, e si rischia di rimanere storditi da cotanti banchi d’assaggio.
Qui di seguito una (lunga) lista di quello che, personalmente, consiglio di assaggiare quest’anno.
Sicuramente gran parte del tempo è da trascorrere al ViViT (salone dedicato ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica) al 1° piano del Palaexpo, ingresso A2 visitando i seguenti stand:

  • Arianna Occhipinti;
  • San Fereolo;
  • Foradori;
  • Coulee de Serrant (se veramente ci sono i vini di Joly bevetene a secchi);
  • Marco Sara (un Picolit grandioso);
  • Bera Vittorio;
  • Bressan Mastri Vinai;
  • Dalzocchio;
  • I Vigneri;
  • Ar.pe.pe.
  • La Stoppa;
  • Monte dall’ora;
  • Monte di Grazia;
  • Giovanni Menti (le degustazioni di Tirebouchon sono una garanzia);
  • Emidio Pepe;
  • Paraschos (anche Desenzani non sbaglia un colpo);
  • Emidio Pepe;
  • Tenuta di Valgiano;
  • Tenuta Grillo;
  • Paradiso di Manfredi (uno tra i migliori Brunello di Montalcino);
  • Tenuta Selvadolce
  • Skerk;
  • Cantina Giardino;

Altri al di fuori del PalaExpo:

  •  Le Due Terre (se lo dice Luigi Fracchia credetegli) (Friuli PAD. 7B- STAND L5);
  • Bele Casel (Fabio D’Uffizi dixit) (Veneto PAD. 5- STAND C8);
  • Carbone (sempre grazie a Fabio D’Uffizi) (Basilicata PAD. 7B- STAND B8/B9/C8/C9);
  • Ciro Picariello (Campania PAD. B);
  • Radikon (Friuli PAD. 6- STAND E7);
  • Gianfranco Fino (Puglia PAD. 10- STAND F3/F4 box 38);
  • Poderi Sanguineto (Toscana PAD. 8- STAND D12-D13);
  • Sedilesu Giuseppe (Sardegna PAD. 7B- STAND A3/C7);
  • Didier Gerbelle (Val d’Aosta PAD. 11- A3/B3);
  • Le Piane (Piemonte PAD. 7- STAND C10);

Ho cercato un pò di scremare ed ho evitato i nomi soliti (Biondi Santi, Caprai etc…) che comunque sono sempre garanzia di qualità, cercando di stimolarvi a scoprire realtà non conosciute da tutti.
Sicuramente ce ne saranno molti altri degni di nota, ma non ho avuto tempo di sfogliare tutto il catalogo di Vinitaly ;).
Comunque se qualcuno volesse indicare qualche altra cantina davvero meritevole il suggerimento è ben accetto.

P.S. grave dimenticanza, non avevo visto anche:
– Cascina i Carpini (PAD. 9 STAND 6B);
– Ka Mancinè (PAD. 11- STAND A4);
– La Basseta di Donadi Maurizio (PAD. 3- STAND B5);