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Friulano 2011 – Aquila del Torre

25/03/2014

Aquila del Torre è un’azienda agricola, biologica dal 2011, composta di 18 ettari vitati.
Trattamenti con rame e zolfo, concimazione con letame e compost.
Quest’annata coincide con l’ultima vinificazione da lieviti selezionati, dal 2012 saranno unicamente i lieviti indigeni ad occuparsi delle fermentazioni.
Questo vino credo faccia parte della batteria dei vini “base”, dal loro sito vedo infatti che producono anche diversi cru.
Bottiglia acquistata tempo fa in una enoteca di Modena dopo aver letto buone cose sulla cantina non ricordo dove ne’ da chi.
L’ultimo assaggio di un vino friulano (tutt’altra zona però) non era stato molto entusiasmante (eufemismo).

friulano aquila del torre

Profumi floreali mescolati a pungenze minerali. Poi pesca, un pizzico di agrumi e una leggera nota tostata.
Nella globalità un naso molto delicato.
Una discreta materia fa sentire la sua presenza in bocca dove troneggia una sapidità figlia di mineralità rocciosa, ben compensata dalla frazione acida che dà lunghezza e bella verticalità al sorso. Che chiude poi con un finale leggermente amarognolo.
Lontani dal bliss point ma bevuta davvero piacevole.

Malvasia Istriana 2012 – Primosic

30/12/2013

Primosic Malvasia Istrianaf

Come tanti anche io sotto le feste sono stato vittima del famigerato virus intestinale. Fortunatamente colpito solo di striscio, ma in modo sufficiente da essere inibito alla mescita per un po’.
L’astinenza si è chiusa quindi con questa bottiglia, ordinata in osteria per 16,50 euri.
Vino privo di difetti enologici.
Se ne ricorda la spiccata mineralità sapida. Poco altro.
La prima cosa che ho pensato dopo l’assaggio è stata “…potrebbe essere confuso con centinaia di altri vini”.
Assenza di anima, di personalità.
Delusione totale.
Peccato.

IMHO.

[foto dalla rete]

Les Nourrissons 2011- Stephane Bernaudeau

30/10/2013

stephane bernaudeau

Stephane Bernaudeau è allievo di Mark Angeli (Ferme de la Sansonniere) con cui lavora ormai da una diversi anni.
Ha acquistato il vigneto Les Nourissons nel dicembre del 1999.
Si tratta di una piccola parcella di 0,7 ha impiantata nel 1910 di Chenin Blanc e Verdelot (antico vitigno di cui oggi non è permesso il reimpianto) che poggia su suolo scistoso e argilloso.
Stephane l’ha trovata in uno stato disastroso poiché rimasta incolta per vari anni. Oggi però il vigneto ha ritrovato il suo antico splendore, anche grazie alla coltivazione biodinamica.
Qui nella zona della Loira uno dei nemici più temuti dal vigneto è l’oidio. Solitamente si combatte con zolfo, sostanza permessa anche nell’agricoltura biologica, ma nel vigneto Les Nourrissons si è dimostrato praticamente inefficace.
Allora 
Stephane Bernaudeau ha scoperto che un ricercatore australiano aveva fatto esperimenti utilizzando latte vaccino contro l’oidio dei cocomeri, ed ha deciso di utilizzarlo con diluito al 30% in acqua con risultati più che soddisfacenti.
Gli altri trattamenti consistono solamente in una piccola percentuale di poltiglia bordolese e in tisane d’ortiche, e tra i vigneti vige l’inerbimento naturale controllato con sfalci periodici.

les nourrissons

Bottiglia acquistata a seguito del consiglio di Gil Grigliatti. Che a posteriori ringrazio vivamente.
Non viene indicata l’annata in etichetta che scopro solo dopo, sul tappo, essere la 2011.
Profumi appena sfiorati di agrumi, mela e fiori freschi. E un ricordo lievemente aromatico.
Caratterizzato da un’acidità slanciata, netta, avvolta da una sorta di velluto ammandorlato che smussa gli angoli e ne annulla l’aggressività. Mineralità di contorno con un fin di bocca piacevolmente amarognolo.
Gran dinamismo e profondità del sorso a cui la freschezza dà una beva a tratti frenetica e impaziente.
Dopo Baudouin un altro grande Chenin de soif!

Brut Nature 2010 – Barranco Oscuro

14/08/2013

barranco oscuro

Sboccatura 08-10-2012.
Almeno 18 mesi sui lieviti e altri 15 in bottiglia, affinamento in pupitres con remuage manuale. Nessun dosaggio.

Assaggio che rispecchia fedelmente le sensazioni avute a Villa Favorita.
Acidità tagliente, come “lambiccosa”, veicolata da una bollicina fine. I profumi agrumati di lime e pompelmo malcelano la base di crosta di pane conferita dai lieviti, tipica dei Metodo Classico. Tempra decisa. Teso e slanciato.
Il sorso è incredibilmente dissetante, pulente, e spegne a meraviglia la dolcezza di un risotto ai peperoni. Glu, Glu. Davvero.
Questo liquido che sgorga da uve vigiriega poste a 1300 metri di altitudine, tra le fresche vette della Sierra Nevada, è una prova lampante di come i vini spagnoli non siano solo calore e potenza.

Roncaie 2012 – Giovanni Menti

17/07/2013

garganega menti
Che dire? Applausi per questa garganega sui lieviti.

Mentre bevi un vino così in una serata estiva anche le famigerate aedes albopictus non paiono poi così fastidiose.
Rifermentazione in bottiglia e nessuna aggiunta di solfiti all’imbottigliamento.
Profumi agrumati e pungenze di biancospino, con fatui contorni di note erbacee.
Scorrevole nella sua disarmante semplicità, con bollicine compatte, fuse in un tutt’uno carezzevole e fragrante che avviluppa il palato.
Scattante, dritto, con sapori citrini che terminano in una punta amarognola pompelmosa. La mancata sboccatura a mio parere dà equilibrio, bilancia alla perfezione il liquido conferendogli succosità e sorso che non si spegne facilmente.
Un vero vin de soif.

Touraine Sauvignon 2009 – Puzelat

12/07/2013

Sauvignon Puzelat

Qui si atterra sul morbido.
Già perché questo sauvignon della Loira è un tuttotondo, grandi rotondità, tutto smussato, solo qualche sottile scheggia di mineralità intrinseca che ne costituisce l’ossatura e da sola sorregge un pingue corpo.
Profumi carezzevoli di miele e ginestra e nocciole e frutta disidratata, con qualche ricordo di gelato alla crema. Profumi come di uve stramature piuttosto che da vino secco quale effettivamente risulta.
In bocca setoso e pastoso, con sensazioni di frutta e albicocche secche. Sapidità comunque decisa e puntellante. Leggero ritorno amarognolo ammandorlato nel finale. Non male anche se forse manca un po’ quella spina dorsale di acidità che gli avrebbe permesso un maggiore slancio.

Inzolia experiment: Cantine Barbera

08/07/2013

Qualche tempo fa lessi questo esperimento di vinificazione con lieviti indigeni fatto da Marilena Barbera presso la sua cantina. Mi incuriosì a tal punto che da allora divenne per me un chiodo fisso provare le due versioni di questo vino. Finalmente dopo tanto temporeggiare sono mi sono deciso a recuperare bottiglie di annate diverse: la 2009 vinificata con inoculo di lieviti selezionati e la 2011 vinificata con pied de cuve di lieviti indigeni.
Il 2009 è stata l’ultima annata in cui alle Cantine Barbera hanno utilizzato i lieviti selezionati.
La prova degustativa è stata interessante.
Inizialmente ero indirizzato per un assaggio alla cieca ma mi sono dovuto arrendere alla diversa dimensione delle bottiglie. 😉

inzolia cantine barbera

Già il colore potrebbe destare qualche curiosità: decisamente più carico e vivace il 2011 che si presenta di un bel giallo dorato rispetto al paglierino tenue del 2009.
Il 2009 ha profumi lievissimi che ti riportano su un pontile con la brezza marina che ti accarezza. Mare, in tutto le sue sfaccettature.
In bocca il ’09 mi è sembrato un po’ etereo mentre il ’11 appare più deciso e intenso con una intensa sapidità dritta e pungente. Per intenderci dopo un sorso di 2011 riassaggiando subito dopo il 2009, questo ti dava l’idea di essere spento.
Il 2011 rimane in piedi decisamente bene, fiero, sorretto da mineralità prorompente ma anche da una discreta rotondità che avvolge il palato.

Impressioni condivise poi con l’artefice di queste bottiglie che mi spiega quanto incidono i lieviti autoctoni nella personalità e anche nella durata del vino. I lieviti selezionati si esprimono immediatamente e danno subito una “botta” olfattiva al vino, finché è giovane. Poi gli aromi si ossidano molto velocemente. Infatti il 2009 è caratterizzato da un naso molto flebile.

dietro le case barbera

Il 2011, che è stata un’annata più calda del 2009, avrebbe dovuto essere più ossidato, e invece si esprime ancora molto bene, e tiene. Marilena ipotizza anche che qualche anno in più in bottiglia avrebbe potuto giovargli, e comunque alla lunga tengono molto di più e hanno una maggiore estrazione, dovuta alla fermentazione a temperature più elevate (a Menfi con temperature diurne tra i 30 e i 40 gradi non è possibile fermentare sotto i 18 gradi con i lieviti indigeni. La sua cuvée parte intorno ai 22-25°).  Il fatto è che i lieviti vivono naturalmente proprio in un ambiente caldo mentre i lieviti selezionati sono stati – appunto – selezionati per partire dalle criomacerazioni…
Marilena dice anche di aver notato che le temperature più elevate di fermentazione non incidono negativamente sulla tenuta del vino, mentre i profumi da lieviti autoctoni risultano più fini ma con durata nel tempo inferiore.

Ovviamente questo esperimento di doppia degustazione risulta approssimativo per la variabile annata che tanto influisce sull’uva e l’ambiente. Ma dà un ottimo spunto di discussione sul diverso operato dei lieviti….
P.S. questo esperimento degustativo avrà (non so bene quando) un sequel con il MicroCosmo (da uve perricone). Sempre due annate pre e post lieviti indigeni. Stay tuned!