Posted tagged ‘vino dolce’

Gaston Hochar 1998 – Chateau Musar

25/01/2012

L’altra sera avevamo amici a cena, e ho deciso di accompagnare il pasto con questo blend di Cabernet Sauvignon, Cinsault e Carignan, acquistato solo da qualche settimana.
Lo Chateau Musar è prodotto in Libano. Al corso AIS non lo abbiamo nemmeno studiato il Libano come paese vinicolo. Gaston Hochar piantò le sue prime barbatelle nella Bekaa Valley nel lontano 1930, di ritorno da un viaggio a Bordeaux, e da lui prende il nome questo vino.

La cantina non si discute è una sicurezza, per questo resto un pò nel limbo senza prendere una posizione ben definita con questa degustazione. Ad alcuni commensali è piaciuto molto, a me ha lasciato qualche (piccola) perplessità, soprattutto ai primi sorsi. Vino color aranciato, non particolarmente intenso, situazione apparentemente strana vista la tipologia dei vitigni, tutti in grado di contribuire con una buona dose di colore. Sprigiona profumi terrosi, di cuoio accompagnati a note di frutti sotto spirito.
Di buon corpo con una notevole spalla acida, a volte leggermente troppo penetrante e pungente. Vino profondo e diretto, di buona personalità, non particolarmente mobido e a tratti un pò angoloso. Visita tutto il palato, lasciando dopo la deglutizione una sensazione succosa in bocca.

Non mi ha pienamente convinto quell’acidità troppo prevalente sulle altre sensazioni, ma potrebbe essere anche una mia sensazione visto che ha riscosso ampie approvazioni.
Anche se, mi consiglia chi ne sa più di me, da certi tipi di vini, con questi anni, bisogna aspettarsi più eleganza e profondità anziochè corpo e pienezza.

Mi riprometto quindi di riprovarlo non appena mi ricapiterà l’occasione… 😉

La cena si è poi conclusa con salame di cioccolato bianco e Sol di Cerruti, che ha strappato i soliti applausi. 

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Il potere del Sol

07/12/2011

Racconto questo episodio simpatico e indicativo sulla qualità del Sol passito di Ezio Cerruti.

L’altra ero a cena con amici, per una grigliata (ebbene si, mica si devono fare solo in estate). Sulla tavola, tra gli altri, spiccavano la Barbera e il Nebbiolo del “Citrico”.
Dopo antipasti a base di pizze e panzerotti, teglie di lasagne e la carne grigliata, eccoci arrivati al momento del dolce (si un piccolo spazio in pancia lo avevamo tenuto 😉 ).

Dalla cucina sbucano un paio di spettacolari torte di ricotta e cioccolato, che prontamente vengono scortate da due bottiglie di Sol 2007 (che finiranno ça va sans dire…). Uno dei commensali, che notoriamente non beve vino (nè birra, nè qualunque cosa contenente alcol) decide di assaggiarne un goccio, che discreta meraviglia di tutti.

Alla fine della cena si era bevuto quasi una bottiglia da solo!
Ora nel dizionario di lingua italiana bisognerà modificare la voce Astemio: “Colui che non beve vino, a meno che non sia un Sol di Cerruti…”  😉

Terre di vite 2011 – Aleatico de “La Piana” dell’isola di Capraia

16/11/2011

Tra le varie degustazioni che ho fatto a Levizzano lo scorso weekend, ci sono stati anche i vini di questa Azienda vitivinicola biologica, dove si fa una viticoltura quasi eroica, a causa di un territorio decisamente impervio.

I proprietari (modenesi trapiantati sull’isola), coltivano vitigni di aleatico (che in queste fasce climatiche trova un ambiente ideale), da cui producono 2 vini: un rosato ed un passito.

Il Rosa della Piana è un Aleatico rosato, praticamente appena nato (la prima vendemmia è stata quella del 2009), prodotto da una breve macerazione (12h) sulle bucce. E’ un vino delicato, fresco, che emana profumi di fiori e note aromatiche tipiche di questo vitigno. Perfetto per un aperitivo o cene a base di pesce.

Il Cristino 2008 è un Aleatico passito, prodotto da uve derivanti da agricoltura biologica. I grappoli vengono lasciati appassire sui graticci per quasi un mese, prima di essere vinificati. Fa una maturazione in acciaio per 6 mese e poi altri 4 in bottiglia prima di essere messo in commercio.
Profumi dalle stesse caratteristiche, ma più intensi rispetto al rosato. In bocca entra sottile, quasi in punta di piedi, e poi si espande in tutta la sua eleganza. Infine esce di nuovo in modo delicato lasciando nel palato una notevole freschezza. Vino dolce ma non stucchevole, che non lascia residui di opulenza e patinosità in bocca. Davvero fine.

L’Autenica 2006 – Cantine del Notaio

07/11/2011

L’altra sera a fine pasto, a contornare una torta di grano saraceno e nocciole, avevamo questo vino passito delle Cantine del Notaio.

Prodotto da uve Moscato e Malvasia, coltivate sul terreno vulcanico del Vulture. Terreno vulcanico significa anche un terreno sabbioso, con ceneri molto fini, originate da eruzioni, di grande permeabilità e scarsa fertilità.
Si creano così le condizioni per ottenere grandi vini, di grande mineralità e complessità, con una qualità sopra la media (ovviamente sappiamo che se il terreno dà, l’uomo poi non deve rovinare, altrimenti….).
Proprio su terreni di questo tipo si possono trovare ancora viti su piede franco, perchè la fillossera qui difficilmente riesce ad attaccare.

L’Autentica 2006  viene affinato 14 mesi in barrique e poi altri 4 in bottiglia prima di essere messo in commercio.
Si presenta nel bicchiere con un vestito giallo oro intenso, e sprigiona profumi di miele, albicocca, frutta candita, frutta secca. All’assaggio ritroviamo parecchi di questi sentori. Entra sottile e poi si apre, donando  un finale citrino che persiste in bocca, lasciando una buona freschezza e negando quella stucchevolezza che è spesso uno spauracchio per queste tipologie di vini.

Appassimenti aperti a Serrapetrona

04/11/2011

Nelle domeniche del 13 e 20 novembre torna la manifestazione “Appassimenti Aperti” dedicata alla valorizzazione della Vernaccia di Serrapetrona Docg e del Serrapetrona Doc.
Un evento giunto già alla 6a edizione, nato per raccontare la storia affascinante di uno dei vini, simbolo delle Marche e del suo profondo legame con il territorio.

La Vernaccia di Serrapetrona, dal vitigno autoctono Vernaccia Nera, viene prodotto in una ristretta area di 45 ettari. Questo vino è l’unico spumante rosso che subisce tre fermentazioni, conquistando una complessità senza uguali e una sorprendente aromaticità.

Nella piazza di questa bella cittadina si potranno fare degustazioni presso gli stand, ma la cosa più interessante è che grazie ad un servizio navetta gratuito si potranno visitare le sale di appassimento direttamente presso i produttori. Lo spettacolo è davvero emozionante, pareti di grappoli appesi e profumi inebrianti che invadono la stanza.

Come ho descritto qui, sono già stato a Serrapetrona in visita all’Azienda Quacquarini qualche tempo, purtroppo però non in questo periodo particolare e affascinante.

Buca delle Canne 2008: La Stoppa

26/10/2011

Lo so sono curioso di natura. E’ un mio difetto.
Per questo non sono riuscito a resistere alla tentazione di stappare questa bottiglia con solo una settimana di cantina (la mia) alle spalle, dopo la visita a La Stoppa. La vendemmia acino per acino delle uve Semillon, l’attacco della Botrytis cinerea, mi avevano troppo intrigato per impedire una degustazione così a breve termine.

Colore intenso, oro vecchio non proprio ambrato. Al naso porta profumi di frutta candita, agrumi, frutta secca. Intenso e pungente. L’ingresso in bocca è roboante e tagliente, dolce (bè ovvio..) e delicato, poi raggiunta la totalità del palato rilascia una profonda e pulita acidità. Ritroviamo proprio quella frutta candita (arancia su tutte) percepita in precedenza, con una leggera nota ammandorlata nel finale.

Bevuta accanto ad una torta di nocciole (quelle acquistate nelle Langhe) fatta in casa: luxure!

Azienda Agricola “Il Lorese” – Vino Cotto

18/07/2011

Causa un impegno lavorativo in territorio marchigiano, ho approfittato dell’occasione per ampliare un pò i miei limitati orizzonti enologici.
Meta del mio impegno era Cerreto d’Esi, e, memore di recente lettura del celebre libro “Vino al vino” di Soldati, ho iniziato a cercare in rete dove poter trovare il tipico vino cotto marchigiano.
Senza allontanarmi più di tanto dalla via maestra ho trovato questa azienda a Loro Piceno (il paese del Vino cotto).

Il vino cotto ha origine remote. Un tempo i mezzadri che coltivavano la vigna davano il prodotto al padrone del terreno, escludendo quella parte di uva danneggiata o ammuffita. Quest’ultima, per allungarne la conservazione, veniva scottata. Infatti in epoche antiche il primo nome di questo vino era proprio “vino scottato“.

Arrivo in tarda mattinata alla suddetta azienda, e, dopo un piccolo e simpatico equivoco (vengo scambiato per un venditore di stampanti! 😯 ), vengo accolto con grande cortesia e disponibilità dal signor Simone e suo nipote Cristian.
E’ davvero molto interessante ascoltare le loro spiegazione sulla storia e la produzione del vino cotto. Produzione che va avanti da tre generazioni, e che ora stanno cercando di incrementare, ora che (dal 2002) è stato riconosciuto come prodotto alimentare. Prima era possibile la vinificazione solo per consumo personale, la vendita era vietata.

Derivante da uve autoctone (montepulciano, sangiovese e trebbiano), il mosto dopo la pigiatura viene fatto sobbollire lentamente anche per 12 ore (!) fino a che non ha raggiunto circa 30-32 gradi Babo di residuo zuccherino, con una diminuzione di volume di circa 1/3.
Dopodichè viene messo in vecchie botti che già hanno contenuto del vino cotto (importante perchè contengono residui e la fermentazione si innesca più facilmente) e lì viene lasciato maturare per almeno 4-5 anni (!) prima di essere imbottigliato, senza effettuare nessuna solfitazione, ma solo una filtrazione grossolana.

Dopo l’affascinante parte teorica siamo passati a quella pratica.
Mi hanno fatto visitare la loro cantina e assaggiare vino cotto di annate diverse. Scrivo così anche se in realtà il vino cotto non è mai d’annata, è un pò come il Marsala, deriva da miscele di annate diverse.
Il primo assaggio è stato un vino cotto in botte da solo un anno e quindi, come già mi era stato anticipato, decisamente acerbo. Di colore ambrato  scarico, al gusto infatti si rivela decisamente acidulo, non molto equilibrato, ma in ogni caso non del tutto spiacevole.
La seconda degustazione riguardava un vino cotto prossimo all’imbottigliamento. Prodotto decisamente di altro livello rispetto al precedente. Colore scuro, intenso, maggior equilibrio gustativo, morbido, dolce, veramente piacevole.
Infine mi hanno fatto provare un vino cotto di circa 10 anni (o meglio: in cui vi era parte del vino che aveva almeno 10 anni). Intensamente profumato, caramello, fichi, marmellata, frutta secca, miele…. veramente un ventaglio impressionante di sentori. E la bocca non tradisce il naso. Anche al gusto si presenta morbido, dolce, robusto, con una grande struttura, tutto supportato da un’ancora ottima spalla acida. Davvero un bel prodotto!

Peccato purtroppo che questa tipologia di prodotto sia poco conosciuta fuori dalla regione, perchè è un ottimo vino da dessert.

Al termine della mia visita, prima di salutare e ringraziare per la loro squisita disponibilità Cristian e Simone, faccio scorta di qualche bottiglia da portarmi a casa, per fare da piccolo ambasciatore del vino cotto in Emilia-Romagna.