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Perchè non cambiare nome alla DOC Prosecco?

16/02/2012

Ormai sappiamo tutti che la lista delle DOCG è arrivata a 74 (!) denominazioni, il che significa, come avevo già detto qui, che nell’ultimo anno sono aumentate di circa il 50% ( 😯 ).
Alcune novità sono piuttosto curiose: la DOCG Lison è la prima garantita, se la memoria non mi inganna, ad essere in “comproprietà” tra due regioni (Veneto e Friuli), o la DOCG Alta Langa estesa su un territorio notevolmente vasto (forse troppo).

Altre potrebbero invece creare un pò di confusione, come la DOC Prosecco, che fa da “antagonista” alle altre 2 DOCG di questo vino: Colli di Conegliano e Colli Asolani.
Lasciando da parte il fatto che anche il territorio di questa denominazione è vastissimo (coinvolge quasi interamente Veneto e Friuli), leggere in etichetta comunque “Prosecco” rischia di confondere il consumatore meno esperto.

Prosecco è un nome noto, che indica un bianco frizzante e leggero (si sente spesso dire “questo vino è tipo prosecco…”) e qualitativamente valido. Per questo chiunque conosce questo nome che associa ad una ben determinata tipologia di vino.
Trovando tra gli scaffali di un market numerose bottiglie con la stessa scritta “Prosecco”, l’acquirente rischia di non sapere realmente che vino si trova di fronte, e di scegliere solo in base al prezzo o al disegno dell’etichetta!
Così si rischia che la DOCG diventi pressochè inutile, con l’eventualità di non valorizzare adeguatamente il prodotto, come se facessero un Barolo DOCG e un Barolo DOC…. che senso ha?

Perchè non cambiargli il nome allora?
Che ne so chiamiamolo “Bianco di Prosecco” (chi ha più fantasia ben venga),  che anche i non addetti ai lavori capiscano che c’è una differenza, non solo economica ma anche qualitativa tra i diversi vini.

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Agriturismo il Pino: i vini della Maremma

14/02/2012

Abbiamo scoperto questo posto quasi per caso durante una vacanza al mare nei pressi di Scarlino diversi anni fa. Da allora ogni estate, per togliersi la voglia di fare un tuffo nel mare limpido di Cala Violina, si cerca sempre di fare una capatina, anche solo per un weekend.

La location è davvero meravigliosa (come si vede dalla foto).
Immerso nella Maremma tra ulivi e cipressi, è circondato da una pace e una tranquillità che ti sembra di essere entrato in un  mondo parallelo.
Ad aiutare la magia del luogo c’è anche la cucina. Noi si va li (per parlare alla toscana 😉 ) per mangiare il cinghiale, che è qualcosa di strepitoso, sia in umido come secondo, sia a condimento delle pappardelle nei primi, anche se non manchiamo mai di provare altri piatti.
La fiorentina viene servita come tradizione toscana, portata, prima di essere cucinata (rigorosamente non troppo cotta!), su un piatto al cliente che la sceglie.

 

L’agriturismo produce anche alcune tipologie di vini, due delle quali sono rientrate tra i nostri assaggi:
Alma Rosso: è quello che prendiamo di solito per accompagnare i nostri pasti, un rosso derivante da un uvaggio di uve locali con predominanza Sangiovese. E’ un vino beverino con un buon corpo e una discreta acidità, che emana delicati profumi di ciliege, more e viole, con leggeri sentori di chiodo di garofano. Ha una media persistenza in bocca, vino senza prestese, ma piacevole.
Le Pignon: vino bianco frizzantino derivante da uve trebbiano, al naso porta profumi minerali, di mela, pera, una nota citrina e biancospino. In bocca è freschissimo, con una buona mineralità che ricorda i sapori marini, e l’aiuto delle bollicine lo rende incredibilmente perfetto per un aperitivo estivo, magari sotto una veranda accompagnato da un mix di crostini. Sarà stato il luogo, la compagnia o il relax, ma quando l’ho assaggiato mi ha positivamente sorpreso: ben bilanciato, non eccessivamente aggressivo nonostante la spiccata acidità.

Si beve bene, si mangia meglio e la location è da favola, in più nei paraggi ci sono spiagge veramente bellissime: mi sembra chiaro il motivo nei nostri continui ritorni… 😉