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Vini naturali a Reggio Emilia

14/06/2013

Martedì 18 giugno al locale l'”Opposto” in Corso Garibaldi a Reggio Emilia si terrà una serata dedicata al Vino naturale divisa in 3 momenti:
– formazione su agricoltura ecologica e vinificazione diretta da un agronomo specializzato
– degustazione di vini selezionati assieme al delegato AIS di Reggio Emilia Laura Zini
– cena a buffet con prodotti di aziende agricole locali

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L’evento è organizzato dal DES di Reggio Emilia.
Il DES (Distretto di Economia Solidale) è una rete in cui i soggetti partecipanti si aiutano a vicenda per soddisfare quanto più possibile le proprie necessità di acquisto, vendita, scambio e dono di beni, servizi e informazioni, secondo principi ispirati da un’economia locale, equa, solidale e sostenibile.

Qui potrete trovare il programma completo con tanto di prezzo trasparente.

Solo un piccolo appunto a margine: la degustazione verrà condotta dal delegato AIS di Reggio Emilia nonché Vice Presidente AIS Emilia (persona da sempre interessata a questa tipologia di vini), ma sul sito AIS dell’Emilia non si fa nessuna menzione di questa interessante iniziativa. Why?

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Istantanee da Villa Favorita 2013

12/04/2013

Dopo la splendida esperienza dello scorso anno non potevo mancare lo scorso weekend a Villa Favorita, il regno di VinNatur. La location è sempre splendida e con qualche raggio di sole in più si sarebbe potuto godere a pieno del grande prato adiacente.

vinnatur villa favorita

Si parte subito con i vini di Sicilia. Io ho una sorta di predilezione per l’isola, una vacanza di qualche hanno fa mi ha letteralmente stregato. E così anche per i suoi vini, tantissimi assaggi siculi mi sono rimasti nel cuore. La Moresca è uno di questi. I  3 rossi (Frappato, Nero d’Avola+Frappato, NdA+Frappato+Nerello Mascalese) sono giovanissimi, figli dell’ultima vendemmia e prelevati dalla vasca. Schietti e fruttati, per forza ancora un pò angolosi. Il bianco di vermentino (mi ha stupito la scelta di quest’uva alloctona) è già più equilibrato con belle sensazioni minerali. Non deludono. Restando in “zona” si passa poi da Frank Cornelissen. E anche qui le papille fanno la ola. Tutti giovani, tutti campioni da vasca a parte il Magma che è l’annata 2011. Sebbene abbia apprezzato in toto il lavoro del belga, mi soffermo un attimo sull’ultimo. Nerello Mascalese in purezza da vigne site sulle pendici dell’Etna a 900-1000 metri s.l.m. L’opera di diradamento fa si che restino su ogni pianta solo un paio di grappoli consentendo un’alta concentrazione di sostanze all’interno degli acini, per una resa di soli 600/700 hg per ceppo. Le uve vengono poi vendemmiate in ottobre inoltrato. Questo vino viene prodotto solo in annate ottime. Il Magma ’11 è giovane ma già si intuisce un equilibrio armonioso insito. Profondo e succoso, vino in cui mineralità e acidità si fondono perfettamente. Mentre mi allontanavo dal banchetto pensavo già a come potermi impossessare della batteria dei suoi vini. 😉
Molto interessanti anche i vini di De Bartoli (sempre Sicilia ma ci siamo spostati all’estremo ovest) in particolare lo Zibibbo, aromatico, pieno e polposo.
Poi Liguria. Terra spesso troppo poco considerata dal punto di vista enologico qui a VinNatur regala due perle come Stefano Legnani (che da tempo inseguivo), con i suoi vermentino (il Ponte di Toi) e trebbiano (prima annata) minerali e di gran beva, e Selvadolce. Il suo Crescendo (pigato base da vigne giovani) è un po’ esile, ma il Rucantù (pigato) e il vermentino sono grandi esempi di macerazione davvero ben eseguita. Conferma l’ottimo assaggio fatto tempo fa.
Passaggio in Spagna. Andalusia per la precisione. Molti avranno già capito a chi mi sto riferendo: Barranco Oscuro. Assaggi resi ancor più piacevoli dalla compagnia di Riccardo, Luigi Sara e Luigi .  Avevo già provato il suoi vini lo scorso anno sempre qui a Villa Favorita. Impressioni confermate, i rossi hanno un bell’equilibrio e una buona freschezza contraddicendo chi dice che in Spagna si producono solo vini potenti e legnosi. In particolare da riprovare il bianco Método Tradicional Brut Nature da uve Vigiriega (varietà autoctona poco diffusa), acidità tagliente, sferzante, citrina, che ricorda quella di certe Lambic.
Dopo aver provato il base pochi giorni fa sono curioso di collaudare anche l’Etza, Müller-Thurgau di punta di Radoar, e trovo finalmente un Müller che mi affascina, forse perché tra tutti è il “meno Müller” che abbia mai provato. Intenso, rotondo e vibrante, davvero notevole. Godurioso anche il Tai Rosso di Daniele Portinari (thanks to Luigi Fracchia per il consiglio).
Si va poi da Roagna ad assaggiare i suoi grandi nebbioli. Dopo una curiosa vinificazione in bianco (un gioco come lo definisce lui) di non facile approccio ma da riprovare con attenzione, e i suoi Barolo e Barbaresco ancora nella fase della pubertà, Luca tira fuori dal cilindro un Barbaresco ’88. Il palato esulta. Grande profondità e armonia. Chapeau!
Concludo con un doppio Friuli: Terpin e Bressan. Difficilmente si sbaglia con i vini del primo di cui già qualcosa conoscevo (anche se la macerazione sullo Chardonnay in questo caso gli conferisce un gusto nocciolato-tostato-morbido che non abbraccia le mie papille), mentre era la primo volta per me con i vini del secondo. Davvero interessanti l Pignolo e lo Schioppettino, tesi, spigolosi, mai pronti, ma comunque di beva stuzzicante. Due produttori da tenere sempre in cantina.

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Il tempo è ormai scaduto, le papille sono sature e recuperando “le mie signore” (che mi hanno gentilmente accompagnato e anche presto abbandonato privilegiando un gustosissimo panino al crudo e burrata e i primi raggi solari sul prato della Villa) concludo una bellissima giornata.

Piccola considerazione finale: sono stati tanti gli assaggi qui a VinNatur e devo ammettere di non essermi imbattuto in nessun vino difettato o palesemente sgradevole nonostante certe metodologie di vinificazione, si sa, sono più rischiose. Complimenti davvero ai produttori e a chi li ha selezionati!

Istantanee da ViniVeri 2013

09/04/2013

Sabato è stata la mia prima volta a Cerea.
La location non sarà molto romantica (un tipico capannone industriale) ma è spaziosa e permette visita e sosta ai banchi senza particolari pressioni.
Sempre bello poi il lato social di questi eventi, le chiacchiere e le degustazioni assieme a vecchi e nuovi amici , produttori e non, vanno ben oltre il calice di vino.
Siccome le condizioni fieristiche non sono mai ottimali (per me) per descrivere assaggi con i dovuti dettagli e la giusta accuratezza (anche perché dopo l’ennesimo calice le papille sono duramente provate) qui di seguito solo qualche rapida impressione di quei passaggi che mi sono rimasti maggiormente impressi.

Vini Veri - Cerea

Ringrazio innanzitutto l’amico Davide Vanni che mi ha fatto conoscere gli interessanti i bianchi lungomacerati di Ronco Severo. Il Pinot Grigio 2010, Severo Bianco 2010 (Tocai, Chardonnay e Picolit) e uno Chardonnay 2005 ormai fuori produzione, trovato per caso in qualche anfratto delle cantine,  sono vini pieni, austeri, di notevole personalità anche se il primo approccio potrebbe risultare un pò difficile. Per chi apprezza la tipologia però sono sicuramente da provare. Il bianco San Martino 210 2010 (trebbiano, malvasia, ansonica) de La Busattina è stato tra i ricordi più piacevoli del pomeriggio, succulento con ritorni citrini e fruttati, lascia in bocca una piacevole freschezza . Beverino e minerale il bianco 2011 da uve Cortese di Laiolo Reginin, bella tipicità per le sue 3 barbere, dritte e taglienti in bocca, particolare invece la 4a versione spumantizzata a Metodo Classico (che a me non ha conquistato appieno), ingresso morbido in bocca, con finale leggermente amarognolo. I Barbaresco ’10 (da vasca) e ‘09 di Cascina Roccalini, sono vini giovani, di buon nerbo e ancora un pò scontrosi, ma da seguire con attenzione. Non male il Pettirosso 2012 di Campi di Fonterenza, un sangiovese di piacevole beva, fresco e scalpitante. Stesse sensazioni accompagnate da note speziate e una freschezza balsamica anche per i rossi de L’Acino, il Tocco Magliocco 2009 e il Chora 2011 (magliocco e malvasia nera).  Mi sono concesso anche un’ennesima verticalina di Dolcetto alla postazione di San Fereolo, partendo da un Valdibà ’11, schietto e diretto, per continuare poi con il San Fereolo (’07-’06-’05-’04-’03 in sequenza). E’ sempre un piacere intrattenersi con Nicoletta ed è sempre un piacere assaggiare i suoi vini. Dulcis in fundo scelgo di voler chiudere in bellezza (certo di non sbagliare) con il Sol ’08 di Cerruti, passito da uve moscato. Annata strepitosa, la migliore secondo Ezio, dove una buona acidità regala un equilibrio lisergico che richiama spaventosamente alla beva. Un sorso ti mette in pace con il mondo.  Non credo di esagerare affermando che il Sol è un vino oggettivamente buono.

Tutti a favore dei lieviti indigeni

15/03/2012

Ho già trattato ampiamente l’argomento, ma voci pro-lieviti autoctoni arrivano da persone ben più autorevoli di me. In questo video Eugenio Pol, noto panettiere, spiega inequivocabilmente come mai questi microrganismi unicellulari naturali sono fondamentali per il pane e anche per il vino.

Speriamo che prima o poi lo si capisca e si abbandoni quella ricerca ossessiva di profumi fittizi e illusori.

Il vino naturale è aceto?

09/03/2012

Quando si parla di vino naturale mi sento spesso obiettare che non esiste, che l’unica cosa davvero naturale è l’aceto, e lì mi vien voglia di chiudere il discorso e voltar gallone.
Eccheppalle!
Su, cerchiamo di avere un pò più di elasticità mentale.
Sembra che a volte si voglia fare ostruzionismo gratuito, pignoleria a tutti i costi.
Sappiamo bene che treccanicamente parlando potrebbe essere anche vero, ma non è questo il punto di discussione. Cerchiamo uscire da questi luoghi comuni e definizioni stereotipate, anche perchè mi sembra (e spero) che nessun viticoltore naturale abbia mai affermato che lascia le uve sulla pianta in attesa che si trasformino in bottiglie!

Per vino naturale non si intende un vino che nasce per magia, ma un vino prodotto assecondando la natura e non contrastandola o dominandola.
Poi è interessante discutere in merito ai risultati, ai vignaioli, alle possibili frodi etc… , ma senza tirare fuori la solita fola dell’aceto. Si rischia di diventare noiosi e poco costruttivi.

Anche perchè se proprio vogliamo essere pignoli mi ci metto pure io.
Il dizionario tra le altre, dà anche questa definizione della parola naturale:
“che riguarda la natura, che deriva dalla natura o che è conforme ai suoi principi”.
Direi che allora anche il vino può rientrare in questa descrizione, o no?  😉

Comunque ognuno la pensi come vuole, ma per me il vino naturale può esistere (e qualcuno lo fa davvero), e sono anche disposto ad accettare qualche piccolo difetto (piccolo eh…) pur di bere un prodotto che rispetti maggiormente la natura e l’uomo, e in merito vorrei citare una frase che credo sia inerente, e se non lo è comunque mi piace.
Si tratta di un’affermazione di Sebastiano Cossa Costiglioni, proprietario dell’azienda agricola Querciabella, che ho “scippato” dal sempre interessante blog di Vittorio Rusinà:

“Mi pongono spesso un’obiezione: non esistono dimostrazioni scientifiche dell’utilità o dell’efficacia delle pratiche biodinamiche. Rispondo subito che, d’altro canto, siamo sommersi da studi che dimostrano incontrovertibilmente quanto l’agricoltura convenzionale sia dannosa. Non solo per l’ambiente e per il pianeta, ma anche perchè pesticidi, fertilizzanti e fungicidi sono tossici e spesso carcinogenici, sia per chi lavora, sia per chi consuma i prodotti finali. Se volessimo basare le nostre pratiche di coltivazione sull’evidenza scientifica, l’agricoltura convenzionale dovrebbe venire immediatamente bandita.”